Prima di entrare allo stadio un bambino ha chiesto a suo padre, candidamente: “Perché non c’è più l’inno di Pazza Inter?”
Mi è venuto da sorridere senza pensare che stavamo per assistere ad una partita sì pazza ma anche straordinaria per le emozioni che ha fatto vivere a tutti quelli che hanno deciso di guardare la partita: fosse allo stadio così come su un comodo divano.
Fatemi parlare ancora di ‘gioventù’ passando dall’infanzia all’adolescenza o quasi mondo adulto: quel ragazzino di 17 anni che indossa la maglia numero 19 del Barcellona mi ha fatto sognare più di tutti.
Indossa il 19 come fece Leo Messi prima di ‘passare’ al 10: non so se sia un delirio di chi lo ha visto ‘rapito’ dal vivo, ma questo ragazzo a me sembra possa superare la ‘Pulce’ argentina. Staremo a vedere.
Tornando alle emozioni di ieri sera, i tifosi non speravano tanto: nelle ultime gare l’Inter era parsa sulle gambe, stanca, sfibrata, senza fiato proprio all’ultimo miglio e – dopo aver eliminato la ‘corazzata’ Bayern Monaco – non pareva in grado di superare l’ostacolo catalano.
L’Inter, però, ha deciso di tornare ‘pazza’ facendo contento quel bambino che, seppur non possa godere più di quel magico inno per svariati motivi, ha visto come questo gioco, nazionalpopolare, rimanga nei cuori della stragrande maggioranza degli italiani dagli 0 ai 90 anni, comprese le generazioni che verranno.
Una partita, quella di ieri, da raccontare ai nipotini, ricordando quell’Italia – Germania 4-3 dei mondiali del 1970 in Messico dove, poi, spompati, perdemmo in finale con il Brasile di Pelè.
Ora, da qui al 31 maggio, la strada verso Monaco di Baviera è lunga e ci sarebbe tempo per recuperare le energie se non fosse che anche il campionato – seppur virtualmente chiuso – non permetta all’Inter di staccare la spina per dirla alla Simone Inzaghi.
Quel che rimane dopo aver assistito dal vivo ad una partita del genere (grazie a Miky & Stefano) è che davvero il calcio sia una delle migliori metafore della vita.
Pensateci: partita che sembrava chiusa, ti siedi, qualcuno è lesto a portarti via il ‘malloppo’ ( da 0-2 a 2-3) e a darti anche il colpo di grazia (palo di Yamal).
La fortuna ti ha aiutato, il coraggio e il cuore lo porti oltre l’ostacolo: sei Acerbi – uno dei difensori più anziani della Serie A – ti butti in area disperatamente e scaraventi il gol del pareggio che ti aggrappa ancora a quel sogno che ti avrebbero voluto togliere.
Incassi, ne prendi, ma anche se sei all’angolo, la fortuna, con un eroe di giornata (Sommer) ti salva diverse volte e alla fine, Taremi, l’ombra del campione che era, sfodera un assist perfetto per Frattesi che segna.
È delirio, ci si abbraccia tra sconosciuti, bimbi ed anziani piangono ma il popolo è tutt’uno. Il peggio è passato, siamo in finale.
La vita ti concede la chance di provarci ancora. Per provare a prenderti quel sogno che solo due anni fa, beffardamente, qualcuno che sembrava un gigante ti aveva tolto come un semplice topolino che aveva rosicchiato un 1-0 con un solo tiro in porta.
È la vita, anzi no è (anche) l’Inter.