Profumo di Gargano

In un angolo di Puglia tutto da scoprire…

C’è qualcosa che mi porto dentro dal viaggio organizzato tra il 6 e il 10 Dicembre scorso – da Daunia Press Tour – per Giornalisti, Blogger, Influencer e che mi accompagnerà per molto tempo: il profumo.

Lo senti ovunque ti muova e anche quando distrattamente pensi ad altro, lui ti raggiunge e non puoi fare a meno di assaporarlo: a volte intenso, a volte percepito solo in parte, ma comunque sempre presente.

In alcune giornate si è sprigionato in maniera prorompente, in altre invece, si è presentato a noi in maniera discreta, quasi timida, mai timorosa.

Lo vivi, assecondandolo sempre, durante il soggiorno tra Carpino, Ischitella e Cagnano Varano nel Gargano per trovare poi finanche la mia personale Sindrome di Stendhal rielaborata e rivissuta in un paesaggio suggestivo come quello rappresentato dal Lago degli Ulivi.

Un luogo magico che si raggiunge dopo una lunga e suggestiva passeggiata tra gli Ulivi fino ad affacciarsi su questa distesa azzurra che mi ha lasciato senza fiato così come avvenne, appunto, allo scrittore francese lasciando Santa Croce a Firenze.

Ma partiamo dal principio, riavvolgiamo il nastro al 6 Dicembre scorso, data di inizio del Tour e giorno di arrivo di tutto il Team ospite di Daunia Press Tour e Regione Puglia.

Riunitosi il Gruppo in arrivo da diverse parti d’Italia, ci rechiamo subito ad Apricena alla Cantina Le Grotte a visitare un’Azienda giovanissima nata nel 2014 e che vanta diverse qualità di vino, tra cui, per i Rossi: Merlot, Syrah, Montepulciano e in assoluto il pezzo forte a mio parere, l’autoctono Nero di Troia.

Per i Bianchi invece, si distinguono: Trebbiano, Moscato e Falanghina.

Dopo aver assaggiato le numerose varietà di prodotti vinicoli offerti dalla Casa, l’aspetto più divertente è stato senz’altro quello di servirsi da una sorta di “pompa di benzina” dove far adeguato rifornimento di vino. Siamo nella Laguna di Lesina che separa il Gargano dalle Isole Tremiti, caratterizzata da terreni calcarei e ricchi di minerali.

Cantina Le Grotte

Il Gruppo Franco Dell’Erba – proprietaria della Cantina – è Industria Leader nell’Estrazione di Marmi.

La mattina di Venerdì 7 Dicembre – per chi ha fatto di Milano la propria Città d’adozione è Sant’Ambrogio – ma è anche la giornata che il Press Tour dedica a Carpino.

Alcuni la conoscono senz’altro per il Carpino Folk Festival che ogni estate attrae nella piccola Piazza del Paese migliaia di persone.

Arriva Michele Simone, Presidente della Pro Loco di Carpino.

Affabile e sorridente si presenta sin da subito come il nipote del Cantore Antonio Piccininno vera e propria Istituzione a Carpino scomparso alla fine del 2016 a 100 anni, ma come recita il detto dei Cantori: “Chi sonä e càntä no nmore màji”, Piccininno è ancora vivo nei ricordi di tutti gli abitanti di questo piccolo Paese del Gargano.

Attraversandolo mi sembra che possa essere un’ottima location per un Film d’antan, così Michele racconta che nel 1958 venne girato il Film: “La Legge”.

Con la Regia di Jules Dassin e con interpreti del calibro di: Gina Lollobrigida, Marcello Mastroianni, Yves Montand, Pierre Brasseur e Franco Pesce.

Stradine strette su cui inerpicarsi e case che paiono aver fermato il tempo, mi portano a socchiudere gli occhi per un istante, sognando la Lollo e il Bel Marcello in una pausa delle riprese del Film con la popolazione entusiasta che faceva sentir loro il proprio caloroso benvenuto.

Mi immagino l’orgoglio dei cittadini carpinesi davanti a questi mostri sacri del Cinema catapultati in questo piccolo Paese del Gargano e per un momento sono anche io con loro nel lontano e nostalgico 1958.

Ma è ora di pranzo e solo l’idea di ciò che ci attende mi riporta all’attualità di 60 anni dopo: e, in Puglia, quando si tratta di tradizioni culinarie, c’è un presente che è anche – soprattutto – passato.

Un passato fatto di tradizioni, di gesti, di simboli, di usi e costumi di un territorio ricco di storia e di forti legami con la Terra, generosa dispensatrice di prelibatezze fatte di materie prime sopraffine.

All’Agriturismo Villa Costanza (Contrada Coppa, Via della Repubblica) ci attendono piatti semplici della tradizione contadina: subito una pietanza posizionata a centrotavola colpisce il mio olfatto, monopolizzando la mia attenzione: la zuppetta di fave e zucca. Si è rischiato seriamente il litigio con i compagni di viaggio per accaparrarsi continuamente un’ulteriore cucchiaiata.

Si tratta di un piatto per palati sopraffini che incontrano la semplicità armoniosa di due ingredienti che realizzano il matrimonio perfetto, quello che solamente in Natura può realizzarsi. Nonostante la pietanza raggiunga la perfezione, ho voluto comunque inserire un terzo incomodo a questo sublime connubio: l’olio extra vergine di oliva.

Proprio a Carpino nel pomeriggio eravamo attesi per la XLVII Assemblea nazionale delle Città dell’Olio: produttori d’olio e Sindaci in arrivo da ogni parte d’Italia per discutere del futuro del comparto.

L’importanza di fare Rete, di dotarsi di una strategia comune, l’impegno politico garantito anche dalla partecipazione di diverse personalità politiche, tra cui, l’Assessore al Turismo della Regione Puglia, Loredana Capone, hanno portato alla Firma di un protocollo d’intesa siglato da Enrico Lupi, Presidente delle Città dell’Olio e di Floriano Zambon di Città del Vino, insieme proprio al Sindaco di Carpino, Rocco Di Brina.

Ma è nel corso della serata che Carpino non finisce di stupirci, accogliendoci nella Piazza del Paese con una piccola anticipazione musicale di quello che sarà il prossimo Carpino Folk Festival ma, soprattutto, ritrovandoci al cospetto di uno Street food enogastronomico territoriale da urlo.

L’Evento Frasca, Fanoia e Olio Novello celebra una tradizione, giunta alla ventesima edizione, che è quella di bruciare i Rami di Ulivo come atto purificatore che, seppur di origine pagana, assume significato cristiano alla Vigilia dell’Immacolata Concezione di Maria.

Mentre i Rami d’Ulivo bruciano e la Tarantella del Gargano comincia a farsi sentire arrivando dal Palco direttamente nel cuore della piccola piazza, Michele Simone mi chiama a sé: c’è il pancotto da assaggiare.

Che meravigliosa prelibatezza: piatto povero della tradizione contadina, quello di Carpino secondo gli autoctoni prevede l’utilizzo del pane raffermo, delle fave, della cipolla e di qualche pomodoro, con qualche licenza poetica che prevede, talvolta, l’utilizzo di Bietole e Patate.

Ultimo, ma solo in ordine di apparizione, e per dare quel tocco in più: l’olio crudo.

Si aprano le danze: nessuno si tiri indietro, c’è aria di festa, nessuno deve mancare.

I Cantori di Carpino

La Tarantella del Gargano, diversa dalle altre, si balla sulle note e i testi dei Cantori di Carpino: la Piazza si anima, tutti si muovono sinuosi e anche noi, diventiamo tutt’uno con gli altri e con la Piazza che profuma di magico.

Il mattino seguente è la volta della visita a Cagnano Varano, qui un trekking rigenerante ci conduce – non senza fatica – ad una vista spettacolare.

Non mi dilungherò oltre nella descrizione, la fotografia che apre l’articolo parla da sé, non trovate?

A Cagnano Varano, imperdibili, ci sono da visitare anche le Grotte di San Michele.

Ma è la sera che mi regala, se ancora ne sentissi la necessità, emozioni all’ennesima potenza: la visita a casa del Cantore Nicola Gentile e della sua gentil consorte, Rosa Menonna.

E qui ascoltando dal vivo – lui alla chitarra e voce e la moglie che lo accompagna con le castagnole, mi accorgo di essere letteralmente in estasi.

Nicola Gentile e Rosa Menonna

A guardia di quella favolosa generazione dei Cantori di Carpino, marito e moglie ci regalano canti antichi di queste terre, e le loro Tarantelle, Patrimonio dell’Unesco.

Cerco di ascoltare e di comprendere ogni singola parola, e di immedesimarmi in chi ha scritto questi testi struggenti: quante emozioni, qualche lacrima scende e faccio fatica a prendere l’occorrente per immortalare il tutto.

Ancora adesso mentre scrivo non capisco se ho fatto bene o se sono mancato nel mio compito di Reporter: se fosse la seconda ipotesi ad avere la meglio, ciò mi vedrebbe accusato dai miei lettori di scarsa professionalità, ma invocherei a gran voce l’incapacità di intendere e di volere ( ringrazio per la foto i colleghi del Press Tour ).

L’unica cosa che ho voluto in maniera (in)consapevole è stata quella di perdermi tra le note dei Cantori.

Ora comprendo perfettamente il motivo per cui nel 1954 lo statunitense Alan Lomax rimase letteralmente incantato quando si imbatté tra le note di questi poeti musicali nella ricerca, commissionata dalla Columbia Wolrld Library and Primitive Music, incentrata sulle tradizioni popolari.

E’ all’Azienda agricola Cannarozzi invitati a Cena che faccio un’ulteriore scoperta su questa Terra così ricca di leccornie e di… sorprese!
La Fava di Carpino nel 2014 è finita letteralmente in orbita con la mitica astronauta Samantha Cristoforetti, dopo una sua visita nella Capitanata, quando si è trattato di scegliere che cosa portare con sé nello spazio, si è ricordata di questa primizia che aveva scoperto proprio da queste parti.

L’Azienda agricola Cannarozzi

Maria Antonietta Di Viesti, Presidente dell’Associazione: “Fava di Carpino” e titolare insieme al marito dell’Azienda Agricola Cannarozzi ce ne offre in quantità e noi ci facciamo coraggio: così, una tira l’altra.

Il Press Tour ci ha poi portato ad Ischitella, un piccolo paese che ostinatamente si aggrappa alla sua travagliata storia e ai suoi abitanti: aperti e cordiali, desiderosi di raccontare e di raccontarsi.

Un piccolo Paese che fa parte del Parco Nazionale del Gargano ed è celebre per i suoi agrumi: e anche loro, provati ed… approvati.

I giardini di Agrumi di Ischitella

E qui ritorno al punto di partenza: il profumo.

Così come per quei grandi amori che fanno dei giri immensi e poi ritornano, il profumo mi ha accompagnato sempre: a tavola, durante i nostri spostamenti da un luogo all’altro, nei luoghi che abbiamo visitato.

Grazie a questi Paesi, perle uniche del Gargano.

Grazie a Daunia Press Tour e Regione Puglia.

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La Valle d’Itria

Valle d’Itria, viaggio nella Puglia più autentica.

I muretti imbiancati, le distese di ulivi secolari, il cielo terso anche in autunno. Bevenuti in Valle d’Itria, crocevia di provincie nel cuore della Puglia.

Grazie a un Press Tour organizzato dal Comune di Cisternino, abbiamo avuto la possibilità di visitare questo angolo di Sud che in questi anni ha avuto la capacità di costruire intorno a sé un sistema turistico di qualità semplicemente investendo sul patrimonio paesaggistico e sul capitale umano, a oggi capace di esprimere un livello di ospitalità difficilmente riscontrabile altrove.

Proprio lo spirito di intraprendenza che contraddistingue la zona e la voglia di consolidare quanto realizzato finora hanno spinto gli amministratori di Cisternino – in particolare l’assessore Mario Saponaro – a organizzare la Conferenza Internazionale dei Borghi del Mediterraneo, un appuntamento annuale che ha portato al confronto amministratori, opinion leader e addetti ai lavori provenienti dai paesi del bacino mediterraneo. Una manifestazione che se da un lato ha dato la possibilità di ampliare la platea dei soggetti attuatori di buone prassi, dall’altro ha permesso a Cisternino di emergere in tutta la sua bellezza e magia. Durante tutta la settimana si sono susseguiti incontri tematici, mostre d’arte contemporanea e di fotografia, gite fuori porta che hanno coinvolto i partecipanti in emozionanti tour tra i comuni della Valle d’Itria, da oggi impegnati a promuoversi attraverso un unico brand.

Il press tour ci ha dato la possibilità di conoscere in maniera più approfondita questo pezzo di Puglia compreso tra il mare e i rilievi interni, permettendoci di assaporarne fino in fondo profumi e atmosfere che riportano a un recente passato fatto di tranquillità, natura incontaminata e ovviamente – siamo sempre in Puglia! – di buon cibo.

Cisternino

Dicono che gli inglesi si siano innamorati follemente di questo borgo tanto da essersi trasferiti in tanti da queste parti. Sarà per il piccolo centro storico dal sapore antico, sarà per i vicoli che ruotano intorno alla piazza principale del paese, sarà per la rigogliosa boscaglia che lo circonda, un fatto è certo: basta passare un paio di giorni qui per capire facilmente i motivi di questa attrazione.

E non serve seguire un itinerario preciso, basta girare facendosi guidare dai giochi di luce che si animano sulle pareti delle case del borgo antico. O semplicemente dai profumi dei “fornelli”, le antiche e tradizionali osterie regno incontrastato delle “bombette”.

Se capitate da queste parti, d’obbligo una visita da Santoro, salumificio di alta qualità famoso nel mondo per la produzione del Capocollo di Martina Franca.

Ostuni

La “città bianca” per eccellenza si eleva sulla Valle degli Ulivi secolari che la divide dal mare. I suoi vicoli che salgono verso la Cattedrale di Santa Maria dell’Assunzione, edificata nel 1435, vivono freneticamente tutto l’anno grazie alle migliaia di turisti attratti dall’unicità di questo borgo. Artigianato tipico e piccole botteghe enogastronomiche contribuiscono a colorare le bianchi pareti delle case tipiche e regalano ai frequentatori uno scorcio della Puglia più autentica e tradizionale.

Ceglie Messapica

Ceglie è un piccolo gioiello, un borgo sonnecchiante in cui gli elementi di architettura medioevale si mescolano con quelli di epoca tardo barocca aumentandone a dismisura il pathos.

Affascinante il Castello Ducale, di epoca normanna, che domina il borgo medioevale dal punto più alto del borgo.

Impossibile parlare di Ceglie senza menzionare l’Osteria Cibus, fiore all’occhiello della ristorazione regionale. Un angolo di pace e appagamento difficili da ritrovare altrove, magistralmente gestito da “Lillino” che da ottimo padrone di casa da la possibilità ai suoi ospiti di visitare le grotte dove campeggiano formaggi e salumi di produzione propria i cui profumi inebriano i clienti prima ancora di sedersi a tavola. La sua cucina verace e sincera è il miglior biglietto da visita per il borgo.

Locorotondo

La “città del vino”, in provincia di Bari, condivide con Cisternino e Martina Franca l’affaccio sulla Valle d’Itria. Anche qui le pareti imbiancate connotano un centro storico incantevole caratterizzato dalle “cummerse”, le abitazioni tipiche con i tetti spioventi. La conformazione a spirale è la particolarità di questo borgo, dal quale si possono osservare alcuni dei panorami più belli di tutta la regione, grazie anche alla presenza di centinaia di “trulli” che puntellano la rigogliosa e verdeggiante campagna sottostante.

Martina Franca

Città barocca, Martina Franca deve molto del suo fascino e della sua importanza ai Duchi di Caracciolo, fautori anche della costruzione del Palazzo Ducale che oggi, oltre ad ospitare la sede del Comune, è anche un importante polo museale.

Il borgo è un esempio perfetto di architettura barocca e neoclassica, perfettamente sintetizzati nella piazza semiellittica dedicata a Maria Immacolata.

A due passi domina sul centro storico la Basilica di San Martino, edificata a metà ‘700 e dedicata al santo patrono della città, San Martino.

Autismo, tra spettri e paure.

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E’ di pochi giorni fa la notizia che ha visto una mamma di Modena, ritrovarsi da sola con il suo bambino autistico a festeggiare il compleanno di suo figlio.

Nessuno dei genitori dei suoi piccoli compagni d’asilo aveva accettato l’invito a partecipare alla sua festa di compleanno.

Eppure, questa scena così fastidiosa l’avevo già vista nella prima puntata della serie Tv della Bbc One: “The A World- La prima stagione”.

I genitori di Joe, scoprono che tutta la classe parteciperà al compleanno di Mark – i cui genitori – hanno pensato bene di invitare alla festa tutti i bambini, tranne uno, loro figlio Joe.

L’incredulità, la rabbia, la frustrazione e l’impotenza davanti ad un’ingiustizia così assurda, porta la giovane coppia a lasciarsi andare ad un pianto irrefrenabile di disperazione e solitudine davanti a tanta ignoranza e cattiveria.

La rappresentazione dell’autismo e più in generale della disabilità intellettiva e relazionale ha bisogno di un linguaggio scientifico appropriato che favorisca la conoscenza e il rispetto della persona.

Con questa doverosa premessa – i giornalisti della Lombardia – si sono avvicinati al tema con una giornata promossa dall’Ordine professionale regionale, dal Comune di Milano – Assessorato alla Cultura – e in collaborazione con Fuoricinema srl e il Centro culturale Asteria di Milano.

Qual è la differenza tra Autismo, Sindrome di Asperger e Sindrome dell’X Fragile?

Su questo tema, non c’è la stessa visione anche da parte dei più autorevoli esperti del settore e non saremo certo noi a poter fornire una risposta che metta d’accordo tutti.

Se per Autismo e la Sindrome di Asperger ci sono diverse similitudini che portano numerosi scienziati a identificarle allo stesso modo, per la sindrome dell’X Fragile si intende una condizione genetica ereditaria che è causa di disabilità cognitiva, problemi di apprendimento e relazionali.

Vediamo quali sono i tratti salienti di una persona con autismo:

  • Tendenza alla perfezione;
  • Persistenza sul compito;
  • Abilità di focalizzarsi sui dettagli;
  • Tendenza a stare soli;
  • Interesse moderato per i giudizi sociali.

“Nel 1944 il pediatra viennese Hans Asperger identificò alcuni bambini dalle caratteristiche comuni: innanzitutto, questi bambini avevano “interessi specifici”, ovvero passioni insolite, quasi ossessive, come: serbatoi d’acqua, treni, etc.

Gli autistici possono diventare dei veri e propri esperti nella loro materia d’elezione, snocciolando aspetti tecnici e dati.

La loro preparazione è alquanto strabiliante. Il Dottor Asperger notò in questi bambini una memoria e delle capacità di apprendimento eccezionali ma unite a difficoltà di concentrazione, a molte angosce. Dal punto di vista fisico hanno un’andatura e una coordinazione motoria molto goffa”.

Avere una chiave di lettura diversa su questa tipologia di disturbo dello sviluppo neurobiologico che impedisce a chi ne è affetto di interagire in maniera adeguata con le persone e con l’ambiente, diventa fondamentale: attraverso un percorso di immedesimazione e di sperimentazione diretta e attiva si prova – con fatica – a tentare di comprendere e di immedesimarsi con chi vive questa situazione di vita quotidianamente. Si tratta di un’esperienza forte, emozionante, a tratti può lacerarti ed essere devastante per il tuo stesso equilibrio psicofisico.

Roberta Sala, Psicopedagogista e Docente all’Università Cattolica di Milano, ha presentato un progetto che ha visto persone con autismo protagoniste della realizzazione di scatti fotografici, intitolato: “Guarda ciò che sento”.

Il progetto mira ad osservare le foto e analizzarle come manifestazione del quadro relativo allo Spettro Autistico.

La realtà viene vista attraverso lo sguardo fotografico delle persone con autismo.

I 7 ragazzi protagonisti – tutti di età compresa tra i 9 e i 12 anni –con una macchina digitale hanno girato per le strade di Milano fotografando aspetti, situazioni, cose e persone che catturavano la loro attenzione.

La visione di queste immagini ha un effetto spiazzante: questi ragazzi hanno fotografato tutto quello che molti di noi non penserebbero neppure lontanamente di fotografare.

Un particolare, un oggetto in lontananza, un’inquadratura originale ci fanno guardare attraverso gli occhi di questi ragazzi.

E ci si accorge che loro vedono ciò che tu non riesci neanche lontanamente ad immaginare.

Non potevo non chiedere a chi vive ogni giorno questa esperienza, il proprio punto di vista sull’autismo: ho parlato con una Madre, Francesca e con un padre, Fabio.

 Giacomo ha 29 anni, è affetto da Sindrome X fragile, si è laureato brillantemente all’Università di Pisa nel Novembre del 2017, completando il percorso magistrale discutendo una tesi su: “L’incontro con l’Altro: la diversità tra mito, fiaba e realtà”.

Giacomo già nel 2014, si era laureato in Lettere Moderne, sempre all’Università di Pisa con una tesi, dal titolo: “Il male immaginato: fenomenologia e fascino del male nella Gerusalemme” discussa con il Prof. Sergio Zatti.

Di seguito la lettera che Francesca, la mamma di Giacomo mi ha inviato:

“Il vagito di un bambino è un uscio aperto su un mondo di possibilità, ma se su quell’uscio si erge il mostro che chiamiamo autismo, l’accesso a quelle possibilità sembra interamente precluso. Su tutti i sentimenti che possono agitarsi dentro di te è la paura che ha il sopravvento, paura per quel figlio che, pur ad un passo da te, appare irraggiungibile. L’istinto ti porta a desiderare di assumere su di te anche quella che immagini sia la sua paura, la sua sofferenza, ma capisci ben presto che non è la strada giusta per restituire a tuo figlio, almeno in parte, le possibilità che la vita promette, che il primo passo utile è rinunciare alla paura. È innegabile che quello in compagnia dell’autismo sia un viaggio su un terreno molto accidentato, ma se pensiamo di doverlo affrontare da soli, sbagliamo perché la prima mano che si tende in nostro aiuto è proprio quella di quel figlio, di quel bimbo che non ti guarda, che non si volta se lo chiami, che non ti corre incontro, che non si lascia abbracciare, che si impegna costantemente in un’unica attività e solo in quella… e con ogni comportamento ti lancia una richiesta di aiuto e nello stesso tempo ti indica la via affinchè tu possa darglielo. Se come genitore avevi pensato di poter essere maestro, impari ben presto che il vero maestro è lui, tuo figlio, una persona che ha diritto alla propria unicità e non un modello come molti vorrebbero farti credere. Si può sconfiggere l’autismo? Purtroppo la risposta è negativa, l’autismo non è assimilabile ad un arto mancante rimpiazzabile con una protesi, ma è un ostacolo che per alcuni aspetti può essere aggirato. Così quel figlio che qualcuno incautamente aveva definito <<senza alcuna attività di pensiero>> oggi ha conquistato una laurea magistrale in Lingua e Letteratura Italiana pur conservando tutte le proprie difficoltà. Il suo è un percorso valido per tutti? Ancora una volta la risposta è negativa, ogni persona ha il proprio percorso e quanto costi trovarlo in termini di fatica e di sofferenza deve sperimentarlo da sé ma nella consapevolezza che tale percorso esiste e questo vale anche per noi genitori che in questa ricerca costituiamo spesso l’unico aiuto nel vuoto che l’autismo crea intorno a chi l’ha incontrato”.

Di seguito, Fabio, racconta la sua esperienza con Chicco che ha 4 anni:

“È veramente molto difficile poter parlare di autismo o comunque farlo in un’unica seduta. L’autismo di un figlio lo vivi quotidianamente ed è proprio nel quotidiano che ti scontri contro tutti i problemi, le difficoltà, i traguardi ed i successi che insieme vengono affrontati. Poi le lungaggini burocratiche o meglio le lunghe liste di attesa e i pochi progetti dedicati lasciano le famiglie in totale solitudine per troppo tempo. I genitori si trovano a dover accettare una diagnosi veramente pesante che non necessariamente viene accettata anzi spesso e volentieri l’alto livello di stress porta allo scioglimento della famiglia. Scarse sono le armi o meglio le strategie per poter avvicinarsi al bambino e gli insuccessi rischiano di portare grande frustrazione nel genitore. L’amore per il proprio figlio è l’unica forza che ti consente di vivere in questa situazione è lottare contro tutto. Sino ad oggi non ho voluto confrontarmi con genitori di bambini con la medesima problematica perché ho voluto vivere mio figlio come unico esemplare speciale e cercare di scoprire il mondo insieme. L’accesso a questo progetto sperimentale mi ha messo di fronte ad altri genitori con figli autistici e, in quel contesto, ti rendi davvero conto di quanto siano diverse le caratteristiche e di quante costanti possano determinare il recupero di un soggetto. Gli operatori dovrebbero poter intervenire tempestivamente, lavorare in maniera intensiva creando una rete solida con le famiglie e soprattutto con le scuole. Anche in questo caso ci vuole una grandissima fortuna a trovare persone serie, preparate, volenterose e umane. Nel nostro caso sino ad oggi abbiamo trovato buoni professionisti e soprattutto ottime persone con valori importanti di vita che hanno aiutato Federico per portarlo a grandi risultati di autonomia. Sicuramente la collaborazione da parte sua è un grande stimolo anche per gli operatori. Motivo per il quale si tende a non mollare mai anche se è veramente molto difficile non fermarsi! Penso sia fondamentale supportare le famiglie anche a livello psicologico e permettere al bambino di avere il più possibile di stimoli positivi. Inoltre bisogna porre attenzione costante ed informare più possibile la popolazione e soprattutto fare corretta informazione riguardo ai vaccini esavalenti: troppe le “coincidenze“ di bambini cambiati a seguito dell’iniezione.

Nel progetto denominato: “Echocilia” un noto fotografo americano ha raccolto immagini che ritraggono la vita di tutti i giorni dall’età di tre anni del figlio Elijah.

Chiudo questo articolo con una frase che Timothy Archibal ha dedicato a suo figlio Elijah:

“Io non voglio che Elijah pensi di essere normale.

Voglio che lui abbia la consapevolezza di essere diverso, ma che questo non sia necessariamente un male.”

Norman di Lieto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Molestia, cosa sarebbe?

In questi giorni di “tam-tam” continuo mi sono chiesto che cosa fosse.

Avendo avuto la fortuna di non averne mai subita una e, fino a prova contraria, perpetrata.

Credo sia un terreno scivoloso su cui impostare una discussione, dove chiunque abbia preso posizione l’ha fatto, come sempre, comportandosi da ultras di una fazione piuttosto che dell’altra.

Perché il dibattito attuale è diventato talmente “povero e spicciolo” che alla fine o si è con chiunque la denunci, “senza se e senza ma”, dall’altra parte, c’è invece chi, dimostrandosi poco propenso a credere alle denunce postume, passa per “machista” o prevaricatore a prescindere.

Lo scetticismo, come forma mentis, possiamo ( ancora ) contemplarlo?

La parola dell’accusatore contro quella dell’accusato e che, spesso, sono divergenti.

E’ un argomento “molto scivoloso” e cercare di comprenderne il significato e la linea di confine che, una volta oltrepassata, sconfina nella “molestia” non è semplice.

Ma vediamo il significato di questo termine, nell’immagine qui sotto.

molestia

Mettiamo, intanto, dei punti fermi: chi ha subito una molestia e trova il coraggio di raccontarlo, va aiutato due volte.

Una prima volta perché dover far riemergere ricordi assai spiacevoli e destabilizzanti non deve essere facile per nessuno.

Una seconda volta, perché dovrà essere supportata in maniera ancora più decisa: per il coraggio che la persona dimostra nell’affrontare nuovamente quel calvario già vissuto, suo malgrado, in precedenza.

Ma ciò che mi colpisce è anche l’aspetto giuridico: “qualsiasi atto che comporti menomazione o soppressione del potere di godimento spettante al titolare di un diritto”.

Che cosa vuol dire?

Significa che se sono un’attrice ( cito volutamente questo genere di professione per il caso Weinstein ) e voglio una parte in un film, ne ho pieno diritto. Ma, se per averlo, devo passare dal: “Falò del Produttore” ( libro sui soprusi dei produttori di Hollywood negli anni ’50, ndr ) siamo di fronte ad una molestia.

Una molestia che è doppia:

  1. perché se accetti l’avance ottieni la parte, dovendoti piegare ad un volere che è un sopruso, un “abuso di potere”;
  2.  perché se non accetti l’avance non ottieni la parte e sei privata in maniera subdola ed arbitraria di godere appieno di un tuo sacrosanto diritto.

Ora, perché tanta “cattiveria” nei confronti di chi denuncia?

Perché siamo così cinici da non crederci?

Perché abbiamo dato per scontato che per arrivare in una certa posizione, senza dubbio qualcuno abbia utilizzato una scorciatoia e, l’altro, titolare di un ruolo e del “potere” gliel’abbia indicata per arrivare per prima ad ottenerla, rispetto a tutti gli altri.

Conosciamo casi, personalmente, in cui è successo?

Conoscere situazioni e dinamiche di questo tipo, ci porta a non credere a prescindere alle denunce che vengono fatte, anche da personaggi famosi?

Abbiamo forse degli stereotipi, duri a morire, due di questi, rimangono capisaldi:

L’uomo: deve essere ricco e potente.

La donna: bella ed attraente.

Se l’uno è ricco e potente, avrà la donna bella ed attraente.

Se la donna è bella e attraente, avrà l’uomo ricco e potente.

Se lo scenario è questo, diventa difficile riconoscere una molestia e mostrare la giusta solidarietà nei confronti di chi, avendola subita, si ritrova a dover combattere anche contro un nemico che non pensava di trovare: la gretta superficialità.

 

 

Midnight in Paris…

Non tutti comprendono fino in fondo la bellezza di Parigi.

Sì è vero, tutti la adorano ed amano fotografarla  negli angoli più conosciuti, turistici e rinoscibili ai più , considerandola come il posto più romantico del mondo.

Nelle mie frequenze parigine ciò che adoro particolarmente  è  vagare e camminare senza meta come un amante impazzito che cerca di inseguire la sua donna,  sperando di ritrovarla ogni volta in un posto diverso, sempre più bello di quello precedente, mentre lei ti attende con elegante disinvoltura, regalandoti, ancora una volta,  emozioni uniche.

Come il protagonista del film di Woody Allen, in: “Midnight in Paris” che vaga come impazzito per la Ville Lumiere in un mix di passione, estasi e follia che lo porta ad immaginarsi insieme ai grandi intellettuali parigini del passato durante le sue passeggiate notturne, incompreso dalla moglie che lo lascia perdersi nel proprio delirio solitario, così io mi immagino che non sia mai troppo tardi per andare a dormire in una città che ha sempre qualcosa da dire, anzi, da sussurrarti all’orecchio con quella sensualità un po’ aristocratica capace di farti perdere i sensi.

E così anche stanotte,  vaneggio su dove mi aspetterai e pensando di continuo a cosa mi dirai ancora una volta,  cammino sorridendo tra gli sconosciuti , senza che questo mi abbia ancora stancato.

Succederà un giorno?

Non credo, Paris.

#ditantoamore

 

 

 

 

 

TOTO’ e i 50 anni dalla sua morte

A 50 anni dalla morte del Principe Antonio de Curtis, in arte Totò, mi piace ricordare due sue poesie: una, “A Livella” conosciuta da molti, e che io scoprii a 10 anni, quando mio nonno Michele amava leggermela, per insegnarmi che le differenze tra una persona ed un’altra esistono solo durante la nostra esistenza terrena ( seppure anche qui, non mi piacciono affatto ) ma che poi tutto si livella, così come scriveva Totò nei suoi versi.

 

L’altra, invece, è uno scritto inedito. Sono versi che raccontano la diffidenza di un quarantenne nei confronti del matrimonio e dell’idea di sposarsi, fondamentalmente, con un’estranea e, che recita, così:

‘O matrimonio

M ò songhe n’ommo anziane:

stonghe ‘nzurdenno ‘e recchie

e ‘a vista s’alluntana!

Ero ‘nu schiavuttiello:

mo songhe fumo ‘e Londra!

Zumpavo ‘a campaniello

e mò tutto me và contro.

S’allasca la memoria…

me scordo tutte cosa:

me faccio ‘o promemoria

si voglio fà quaccosa!

Mammà mi disse: «Sposati,

ormaie tiene ll’età!»

E m’abboffano ‘e chiacchiere

assieme ‘cu papà;

ma io songhe cuntrario,

nun me voglio ‘nzurà!

‘ J tengo tanta esempie,

pecche m’aggià ‘nguaià?

M’aggia spusà ‘na femmena

ca nun saccio chi è…

M’aggià ‘ngullà n’estranea… Chi m”o fa fà e pecchè?

Sapimmo ‘o matrimonio ch’effetto me pò fà?

E si caccio nu vizio

‘a chi ‘o vaco ‘a cuntà?

Può essere maniaca sessuale

e in una notte tragica

me pò fa pure ‘a pella…

‘A chi vaco ‘a recorrere?

‘O conto ‘a don Guanella?

‘J ‘a notte sò sensibile,

me pozzo scetà ‘e botto…

me veco chesta estranea

‘ca se fà sotto sotto!

Mettiamo un giorno a tavola pranzanno, st’assassina,

me mette ‘e barbiturice

dint”o bicchiere ‘e vino…

 

Lost in New York. RIP, Luca.

Sono qui, felice con il mio pc portatile aperto, sorseggiando un caffè caldo e facendo ciò che amo di più fare: scrivere. Sono anche fortunato, la cornice  ( insieme a Parigi )  da cui sono circondato è la mia preferita al mondo, e si chiama New York. Sono pronto a preparare la presentazione del mio Romanzo: “Di Tanto Amore” per il 31 marzo prossimo in costiera amalfitana e a buttare giù qualche idea per il secondo. Il mio volto è raggiante, il sorriso è a 55 denti e tutto mi sembra perfetto. Che cosa mi manca? Niente. E se dovessi fare un’istantanea della felicità, la rappresenterei esattamente così. Poi un messaggio, uno squarcio, un fendente inaspettato: Luca ci ha lasciato.  Ora io una cosa l’ho sempre detta:  non sono ateo, ma non posso definirmi neppure un cattolico praticante seppur in gioventù lo sia stato, perché rinnegarlo? Ho incontrato tante persone meravigliose che mi hanno insegnato tantissimo, dei veri e propri maestri di vita. Ma io sono un dubbioso e penso, semplicemente, che Luca a 45 anni, non doveva lasciarci così presto. Perché non è giusto, perché non c’è ragione alcuna e perché è disumano pensare che i genitori debbano seppellire un figlio.  E il dubbio, dice: “Perché?” Io ho stima sincera per chi crede ciecamente ad un Profeta, ad un Messia o ad un qualsiasi Dio che si chiami come meglio credano o desiderino venga chiamato. Io semplicemente so che Luca, aveva solo 45 anni ed era uno che metteva passione nelle cose che faceva e che si spendeva sempre per gli altri, perché era un generoso. Allora io da dubbioso, dico: “Perché lui, chiunque abbia deciso?” Fisso l’orizzonte sull’East Side e credo che Luca non doveva morire. Non è giusto. Ciao Luca, per te stanotte ho pianto. Che la terra ti sia lieve.