Italici contro anglosassoni

Vedendo il numero di coloro i quali decidono di lasciare l’Italia, causa mancanza cronica di opportunità di lavoro degne di queste nome, si rimane spiazzati.

Ho sentito molti genitori incentivare i propri figli a studiare l’inglese per avere maggiori chance di impiego in futuro.

Una mamma mi ha detto: “Credo che questo Paese sia sostanzialmente finito, è giusto che i miei figli facciano le valigie per avere un futuro che potranno avere unicamente lontano dall’Italia”.

E allora mi sono chiesto: “Perché vanno quasi tutti a Londra?”

E sostanzialmente credo di immaginare questo scenario, diviso in due, tra la società anglosassone e la società italiana, che riassumerei piuttosto brutalmente così:

 

1) SOCIETA’ ANGLOSASSONE:

A mio modo di vedere e, dopo aver sentito diverse testimonianze di chi effettivamente ci ha vissuto, credo che la società anglosassone sia una società più cattiva e classista ma, allo stesso tempo, se studi filosofia o letteratura inglese, andrai quasi certamente a lavorare in un contesto congruo con il tuo processo di studi.

2) SOCIETA’ ITALIANA:

La nostra, invece, è una società meno cattiva all’apparenza, buonista in maniera ipocrita ma, che allo stesso tempo, se sei bravo e meritevole non solo ti mette da parte, ma ti fanno anche capire che stai dando fastidio con la tua competenza e professionalità.

In tutto questo che dire ?

Continuare ad andare a testa alta facendo quel che si sa, è la strategia migliore ma che dà  anche molto fastidio, a tutte quelle persone che sono il più delle volte cooptate, scelte non per merito, ma per motivi spesso molto distanti dalle capacità e dal merito stesso.

Risulta difficile riuscire a cambiare una mentalità sempre più basata sul “servilismo” sull’essere sempre pronti ad elemosinare ciò che dovrebbe essere la base di una società civile: libertà di fare, di sapere, di studiare e di fare quel per cui uno ha studiato e, se non si è studiato, per fare quello verso cui si è portati.

Se questo non accade, si sgretola un caposaldo imprescindibile della società.

Seguo le mie attitudini, le mie capacità.

Se uno studia filosofia e lettere moderne, trova lavoro?

Se uno perde il lavoro, rischia di non trovarne più uno?

Quali sono le risposte?

Di risposte non ce ne sono, in Italia.

Ma i fatti dimostrano che se un genitore sentisse il proprio figlio chiedere di poter studiare Filosofia, saremmo contenti come genitori, o preoccupati dal fatto che forse avremo in casa dei potenziali disoccupati?

Io credo la seconda.

Non sono certo del fatto come molti giornalisti sostengono che questo Paese sia condannato, ma penso che seppur con i nostri pregi e i nostri difetti, siamo sempre riusciti a barcamenarci.

L’epoca di oggi, globale, tecnologica, veloce e concorrenziale ti costringe a limare i difetti e a migliorare, esaltandoli, i pregi che abbiamo.

Seguendo questo “opus operandi” magari ce la potremmo anche fare.

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