Mettere il bavaglio al web non è la soluzione.

C’è chi lo considera sacro, intoccabile, la panacea di tutti mali, chi invece non lo conosce e ne limiterebbe di molto l’utilizzo, considerandolo quasi una scocciatura di questi tempi moderni.

Eppure, come sempre, la verità a mio avviso sta proprio nel mezzo.

Il “Web” e il popolo indistinto della Rete, ci hanno svegliato dal torpore: c’è chi ne ha goduto e chi lo ha fatto quasi con insofferenza.

Eppure, non condivido, per esempio: chi con pseudonimi, facce finte, crea account farlocchi, nascondendosi dietro a una maschera che rappresenta unicamente la propria vigliaccheria, sfogando istinti repressi nella vita quotidiana, nella società reale, per scaraventarli poi con violenza dentro ai “Social”.

Questi “Cuor di leone 2.0” prendono di mira qualsiasi personaggio, sicuri di poter passare indenni davanti a qualsiasi tipo di sanzione, consentendogli così di poter dare impulso ai propri istinti primordiali causati, spesso, dalle proprie frustrazioni personali.

Credo che, come sempre accade, anche le invenzioni più straordinarie come i “Social network” poi possano essere utilizzate anche dagli imbecilli, ahinoi.

Anche se per fortuna rimangono ancora una esigua minoranza.

Prendiamo uno strumento come Facebook o lo stesso Twitter: essi, ci consentono, utilizzati nel modo giusto, di poter entrare in contatto in maniera diretta e con assoluta immediatezza, per esempio: con un leader politico, uno sportivo, uno scrittore che amiamo per chiedere, scoprire o fargli conoscere il nostro punto di vista.

Questo sarebbe l’uso ideale del social network.

Se poi ad alcuni serve solo per sfogare le proprie frustrazioni, per insultare o peggio ancora minacciare, credo che il problema non sia dei social network, ma semplicemente che: “la mamma degli imbecilli sia sempre incinta”.

Se alla base di questi comportamenti disdicevoli sui social network da parte di alcuni, ci sono, poi, nell’ordine: ignoranza, vigliaccheria e incapacità di argomentare le proprie opinioni, non è che buttando il bambino con l’acqua sporca che si risolverà il problema.

Il tema di fondo da analizzare è, a mio avviso, la mancanza di cultura, di senso civico e, soprattutto, di educazione.

Avete mai provato a ricevere una mail ricca di insulti e poi chiedere a quella persona di incontrarsi per sentire le sue argomentazioni?

A me è successo, l’insultatore via web, da Leone dietro al pc, una volta posto di fronte ad un caffè, al mondo reale e alla mia faccia si è trasformato magicamente in un docile agnellino, senza argomentazione alcuna.

Quasi fosse un’altra persona.

Ma questo sarebbe un altro tema che approfondirò in un prossimo post.

Il tema sarà: “la vigliaccheria ai tempi di internet”.

Tutto cambia, nulla cambia.

Partiamo da un dato incontrovertibile: al Times e al New York Times dei 7 anni inflitti a Silvio Berlusconi non interessa poi molto.

Nel “day after” della sentenza, solo un piccolo trafiletto tra le news a scorrimento veloce, mescolate a tante altre forse, per loro, addirittura più interessanti.

Invece in Patria, si scatena come sempre, la guerra sterile tra berlusconiani e antiberlusconiani che, sinceramente, trovo stancante da quando mi sono affacciato al voto, proprio nell’anno della nascita di Forza Italia, te guarda un po’ le coincidenze.

E nel 1994, tutto sembrava limitato a questo: con Berlusconi per il rinnovamento, con gli altri per il conservatorismo.

Volete i comunisti? Siete comunisti?

No, allora votatemi.L’uomo che si è fatto da solo, colui che tutto può.

Questo portava di nuovo Silvio Berlusconi. Un uomo prestato alla politica, che odiava i mestieranti della politica, salvo poi anche lui, trovarsene accanto diversi, che il mestiere lo fanno da sempre.

Il Cavaliere come un’alternativa, una speranza di novità, di riformismo, di dinamismo. Come tutto quello che è nuovo, d’altronde.

Se poi in questi ultimi 20 anni il dibattito politico italiano, alimentato dai talk show televisivi, con giornalisti con ingaggi milionari, assecondavano solo ed esclusivamente questo miope dualismo, la colpa è anche nostra.

Campioni del mondo del lamento fine a se stesso o, sostanzialmente, del prendere atto solo a giochi fatti che ci hanno fregato.

In un certo senso, spettatori passivi di ciò che ci capita attorno, senza mai esserne davvero protagonisti in prima persona.

“Non chiedetevi che cosa lo Stato possa fare per Voi, ma Voi che cosa potete fare per lo Stato” diceva Kennedy.

La Prima Repubblica se ne andava via, con la gente arrabbiata e desiderosa di un cambiamento.

E Berlusconi lo rappresentava.

Come alle ultime elezioni lo rappresentava Beppe Grillo, non a caso oggi parliamo di Terza Repubblica alle porte.

Oggi, con questa sentenza, tutto cambia, nulla cambia.

Silvio Berlusconi andrà a parlare da Enrico Letta, Presidente del Consiglio non eletto da nessuno e chiederà qualcosa.

Ci sono anche oggi, chi si straccia le vesti per questa sentenza politica mentre gli altri festeggiano.

E io non mi sento parte di nessun partito.

Su Berlusconi credo semplicemente ciò che affermava Gianni Riotta recentemente che, alla fine di tutto, sarà la storia a giudicare perché in questi 20 anni di potere politico non ha apportato ciò che da lui ci si attendeva, come: riforme, innovazione, meritocrazia, lavoro e ammodernamento della macchina dello Stato.

Sugli altri, gli antiberlusconiani, continuo a domandare loro perché abbiano puntato in 20 anni di vita politica a vedere il Cavaliere come una sorta di demone.

Perché non proporre e studiare invece, un’alternativa a livello politico, presentandovi così agli elettori con un programma che fosse votato dalla maggioranza degli italiani ormai stanchi del berlusconismo?

Ma non facendo ciò, gli antiberlusconiani sono riusciti nell’impresa di perdere una partita già vinta.

E poi, in mezzo, c’è Grillo che aspetta non si sa bene che cosa. O forse semplicemente aspetta, perché in questi casi l’attesa è la migliore delle strategie possibili.