Addio a Franco di Mare

Diciamocelo chiaramente, la riconoscenza è un termine che sta passando di moda, e anche da un po’ di tempo.

È importante, ammetterlo, dirselo, senza fingimenti di sorta.

Quel detto, da troppi scimmiottato: “Tutti sono utili nessuno è indispensabile” ha trovato molti adepti.

Se te lo puoi aspettare (ma anche no…) da contesti di grandi dimensioni e che fatturano numeri importanti, meno pensi possa essere in grado di far breccia in realtà più piccole, quasi familiari.

Eppure, ha attecchito anche lì. Lo ha fatto, ovunque.

Oggi è scomparso il giornalista Franco di Mare che pochi giorni fa era stato ospite di Fabio Fazio che lo aveva introdotto così: “È stato il mio direttore a Rai 3”.

Prima però di diventare direttore della terza rete della televisione pubblica era stato inviato di guerra per tanti anni e da diversi scenari: dal 1992 al 1995 ci raccontò la guerra nella ex Jugoslavia.

Nel 1992 adottò a Sarajevo una bambina di 10 mesi, Stella, in una storia bellissima poi raccontata nel suo libro ‘Non chiedere perché’.

Di Mare quando vide per la prima volta la bambina che aveva adottato, durante una visita a un orfanotrofio bombardato, aveva raccontato così ai giornalisti bosniaci la vicenda:

“È stata una fortuna che allora siano rimasti feriti solo due bambini. Tra i tanti bambini biondi ne ho notato uno con i capelli castani, era anche l’unico che sorrideva. L’ho presa in braccio, lei mi ha abbracciato il collo e quello è stato l’inizio. Grazie alla Croce Rossa sono riuscito a portare la piccola in Italia e poi l’ho adottata”.

Il giornalista napoletano,in una delle sue ultime interviste, aveva rivelato di essersi ammalato su uno dei campi di battaglia: le particelle di amianto che aveva inalato nelle zone di guerra come reporter avevano avuto gravi effetti sulla sua salute.

Aveva denunciato di essere stato abbandonato da gli ex dirigenti Rai, la stessa Rai che aveva servito come giornalista e come inviato in zone di guerra.

Il muro di gomma che era stato innalzato davanti a lui lo aveva definito: “Ripugnante”.

Ritornando alla grande assenza di questi tempi, la riconoscenza, pare essere sparita -e da tempo – dai radar dell’umanità.

Rip, Franco.

Andremo in pensione a 87 anni come mattarella?

Le scene di giubilo dei parlamentari all’elezione di Sergio Mattarella per il secondo mandato non richiesto dallo stesso presidente della Repubblica, lasciano quantomeno spiazzati.

Dopo una sei giorni dove si era reduci da una trattativa precedente, per certi versi estenuante, con un candidato autoproclamatosi prima e autodichiaratosi poi, non disponibile all’investitura del centrodestra (sigh), è iniziata la partita a scacchi: magari si fosse giocato a scacchi, almeno lì ci vogliono abilità e strategia, diciamo che si è giocato a rimpiattino, per vedere l’altra parte che avrebbe fatto.

Detto di Forza Italia il cui leader Silvio Berlusconi comunque ormai gioca da solo e al massimo con qualche portavoce ( Tajani e Ronzulli ) che è comunque un giocare da solo, dall’altra parte gli (ex) alleati di Lega e Fratelli d’Italia con Salvini e Melon sono stati impegnati prima del 24 gennaio, primo giorno del gran ballo del Quirinale, nel convincere Berlusconi di non avere i numeri per poi tentare, goffamente, di avere “finalmente un presidente della Repubblica di centrodestra”. 

E chi sarebbe dovuto essere, di grazia? 

Siamo partiti con Marcello Pera, ex presidente del Senato del governo Berlusconi, per poi virare sull’attuale inquilina  di Palazzo Madama, Elisabetta Casellati che doveva essere non solo la candidata del centrodestra ma anche il nome di “donna” che avrebbe dovuto convincere tutti. O quasi. Perché la Casellati, nonostante endorsement di Silvio Berlusconi, pare non essere molto simpatica ai colleghi di partito della stessa Forza Italia di cui fa parte dal 1994, anno della sua fondazione, così il centrodestra è andato a sbattere. 

E siccome di nomi buttati quasi lì a caso, ce n’erano diversi, proviamo a metterli in fila: Franco Frattini ex ministro degli Esteri, governi Berlusconi e Monti, Sabino Cassese interpellato dallo stesso Salvini nottetempo, fino ad arrivare a Elisabetta Belloni, capa dei servizi segreti. Ma lì c’è stato poi il niet di Letta.

Situazione dei partiti con più parlamentari: Lega con una lotta a due tra Salvini e Giorgetti, con Salvini che ha tentato di fare il Kingmaker, con il risultato finale che ha visto Forza Italia dichiarare che le trattative le avrebbero fatte autonomamente e non più collegialmente e con la Meloni che dichiarava pubblicamente con un tweet, Salvini dà ok per Mattarella, non ci credo.

Il Movimento 5 Stelle con una lotta a 2 ( più uno ) tra Conte e Di Maio (e il sempiterno Grillo), Letta con il Pd che sognava Draghi al Colle e che adesso festeggiano lo stesso, come tutti d’altronde, la rielezione di Mattarella.

A parte Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni, unico partito all’opposizione al “governo dei migliori” ma che paradossalmente prima di iniziare la ricerca del nuovo inquilino del Colle era alleata con Forza Italia e Lega con cui non condivide l’esperienza di governo. Mah. 

La spaccatura adesso c’è, su tutti i fronti. E intanto, nulla è cambiato in questa settimana: Mattarella avevamo al Quirinale prima di questa settimana, Mattarella ci ritroveremo al Colle dopo questa settimana. Draghi avevamo alla guida del governo prima di questa settimana, e Draghi guiderà l’esecutivo dopo questa settimana di rimpiattino. 

E la sensazione che di questa scelta siano felici unicamente gli stessi parlamentari, i cui leader di partito, per non abdicare per manifesta incapacità, si dichiarano felici e meritori della scelta di richiamare un uomo di ottant’anni che il diritto di godersi la pensione e un pò di tempo libero se li era già guadagnati – meritoriamente – nei sette anni trascorsi al Colle.

Speriamo non sia un messaggio anche questo per gli italiani che come Mattarella si accinge a fare, occorrerà lavorare fino a 87 anni prima di godersi la meritata pensione. (Se) Andrà tutto bene.