Molestia, cosa sarebbe?

In questi giorni di “tam-tam” continuo mi sono chiesto che cosa fosse.

Avendo avuto la fortuna di non averne mai subita una e, fino a prova contraria, perpetrata.

Credo sia un terreno scivoloso su cui impostare una discussione, dove chiunque abbia preso posizione l’ha fatto, come sempre, comportandosi da ultras di una fazione piuttosto che dell’altra.

Perché il dibattito attuale è diventato talmente “povero e spicciolo” che alla fine o si è con chiunque la denunci, “senza se e senza ma”, dall’altra parte, c’è invece chi, dimostrandosi poco propenso a credere alle denunce postume, passa per “machista” o prevaricatore a prescindere.

Lo scetticismo, come forma mentis, possiamo ( ancora ) contemplarlo?

La parola dell’accusatore contro quella dell’accusato e che, spesso, sono divergenti.

E’ un argomento “molto scivoloso” e cercare di comprenderne il significato e la linea di confine che, una volta oltrepassata, sconfina nella “molestia” non è semplice.

Ma vediamo il significato di questo termine, nell’immagine qui sotto.

molestia

Mettiamo, intanto, dei punti fermi: chi ha subito una molestia e trova il coraggio di raccontarlo, va aiutato due volte.

Una prima volta perché dover far riemergere ricordi assai spiacevoli e destabilizzanti non deve essere facile per nessuno.

Una seconda volta, perché dovrà essere supportata in maniera ancora più decisa: per il coraggio che la persona dimostra nell’affrontare nuovamente quel calvario già vissuto, suo malgrado, in precedenza.

Ma ciò che mi colpisce è anche l’aspetto giuridico: “qualsiasi atto che comporti menomazione o soppressione del potere di godimento spettante al titolare di un diritto”.

Che cosa vuol dire?

Significa che se sono un’attrice ( cito volutamente questo genere di professione per il caso Weinstein ) e voglio una parte in un film, ne ho pieno diritto. Ma, se per averlo, devo passare dal: “Falò del Produttore” ( libro sui soprusi dei produttori di Hollywood negli anni ’50, ndr ) siamo di fronte ad una molestia.

Una molestia che è doppia:

  1. perché se accetti l’avance ottieni la parte, dovendoti piegare ad un volere che è un sopruso, un “abuso di potere”;
  2.  perché se non accetti l’avance non ottieni la parte e sei privata in maniera subdola ed arbitraria di godere appieno di un tuo sacrosanto diritto.

Ora, perché tanta “cattiveria” nei confronti di chi denuncia?

Perché siamo così cinici da non crederci?

Perché abbiamo dato per scontato che per arrivare in una certa posizione, senza dubbio qualcuno abbia utilizzato una scorciatoia e, l’altro, titolare di un ruolo e del “potere” gliel’abbia indicata per arrivare per prima ad ottenerla, rispetto a tutti gli altri.

Conosciamo casi, personalmente, in cui è successo?

Conoscere situazioni e dinamiche di questo tipo, ci porta a non credere a prescindere alle denunce che vengono fatte, anche da personaggi famosi?

Abbiamo forse degli stereotipi, duri a morire, due di questi, rimangono capisaldi:

L’uomo: deve essere ricco e potente.

La donna: bella ed attraente.

Se l’uno è ricco e potente, avrà la donna bella ed attraente.

Se la donna è bella e attraente, avrà l’uomo ricco e potente.

Se lo scenario è questo, diventa difficile riconoscere una molestia e mostrare la giusta solidarietà nei confronti di chi, avendola subita, si ritrova a dover combattere anche contro un nemico che non pensava di trovare: la gretta superficialità.

 

 

Midnight in Paris…

Non tutti comprendono fino in fondo la bellezza di Parigi.

Sì è vero, tutti la adorano ed amano fotografarla  negli angoli più conosciuti, turistici e rinoscibili ai più , considerandola come il posto più romantico del mondo.

Nelle mie frequenze parigine ciò che adoro particolarmente  è  vagare e camminare senza meta come un amante impazzito che cerca di inseguire la sua donna,  sperando di ritrovarla ogni volta in un posto diverso, sempre più bello di quello precedente, mentre lei ti attende con elegante disinvoltura, regalandoti, ancora una volta,  emozioni uniche.

Come il protagonista del film di Woody Allen, in: “Midnight in Paris” che vaga come impazzito per la Ville Lumiere in un mix di passione, estasi e follia che lo porta ad immaginarsi insieme ai grandi intellettuali parigini del passato durante le sue passeggiate notturne, incompreso dalla moglie che lo lascia perdersi nel proprio delirio solitario, così io mi immagino che non sia mai troppo tardi per andare a dormire in una città che ha sempre qualcosa da dire, anzi, da sussurrarti all’orecchio con quella sensualità un po’ aristocratica capace di farti perdere i sensi.

E così anche stanotte,  vaneggio su dove mi aspetterai e pensando di continuo a cosa mi dirai ancora una volta,  cammino sorridendo tra gli sconosciuti , senza che questo mi abbia ancora stancato.

Succederà un giorno?

Non credo, Paris.

#ditantoamore