Di giornalisti, elezioni e scrutini

Si sono decisi i nuovi eletti all’Ordine dei Giornalisti: a Milano, il 6 aprile scorso c’è stato il ballottaggio per decidere i Consiglieri nazionali e i Consiglieri regionali sia professionisti che pubblicisti.

Sono stato impegnato con tanti altri giornalisti nominati dall’Ordine per le operazioni di scrutinio e devo dire che è stata un’esperienza molto interessante: per le colleghe e i colleghi conosciuti – impegnati come me in questa attività durante il corso della giornata – e per i giornalisti ‘celebri & famosi’ che sono venuti a votare per il rinnovo del Consiglio.

Mi ha meravigliato – piacevolmente – trovare tanta umiltà: o meglio, scoprire che arrivare in vetta a livello professionale non sempre voglia dire perdere di vista buone abitudini come gentilezza, affabilità ed umiltà.

Vedere volti celebri visti prima da me solo in televisione è stata una bella emozione.

Ora le elezioni sono terminate, c’è un nuovo mandato per i nuovi Consiglieri freschi di nomina a cui auguriamo di cuore: “Buon lavoro”; ce n’è proprio bisogno.

50 anni di Fantozzi, il mondo del lavoro di ieri e di oggi

Sono trascorsi esattamente 50 anni dalla prima proiezione cinematografica del film: “Fantozzi” diretto da Luciano Salce e tratto dal romanzo di Paolo Vilaggio.

La straordinaria genialità del comico genovese sta nel saper raccontare le miserie quotidiane dell’uomo – lavoratore ordinario: non è solo Ugo Fantozzi, vittima di soprusi, furbizie e ‘mobbing’ in salsa analogica subite dai colleghi così ‘arroganti coi più deboli e zerbini coi potenti’ per dirla alla Frankie hi-nrg mc; è l’emergere di un sistema fondato su privilegi, servilismo e furbizia d’accatto.

Un mondo del lavoro quello a cui si sopravvive quotidianamente nella megaditta, palazzone enorme riempito da una pletora di impiegati svogliati e desiderosi solo di arrivare alle fatidiche 5 del pomeriggio, magari ‘imboscandosi’ altrove e lasciando le incombenze ordinarie al collega vessato, Fantozzi appunto.

Un quadro – quello del mondo del lavoro di 50 anni fa – che seppur frutto della fantasia di Paolo Villaggio – non si discosta molto da quello che potrebbe accadere ancora oggi in qualche luogo di lavoro: servilismo verso i propri capi, tentativi di far carriera con la piaggeria, furbizie svariate per lavorare il meno possibile.

L’unico vessato, stressato è solo uno: il ragionier Fantozzi.

I colleghi di Fantozzi affrontano con disinvoltura la routine quotidiana dell’impiegato medio – vivendo meglio dello sfortunato ragioniere – seppur costretti ad attendere la fine del turno per darsi a qualche improbabile hobby, molto spesso adottato semplicemnte per provare a scimmiottare qualche nuovo mega direttore generale che per effettiva passione da parte loro.