La nomina di Sbarra (ex segretario generale Cisl) a sottosegretario al Sud nel governo Meloni

A pochissimi giorni dal mancato quorum sui 4 quesiti sul lavoro e sul quinto sulla cittadinanza, la notizia che (non) ti aspetti.

La chiamavano la ‘Triplice’: Cgil, Cisl e Uil che quando si tentava di parlare di unità sindacale per portare avanti le istanze dei lavoratori con i vari governi e le varie associazioni datoriali, c’era qualcuno all’interno di ogni Confederazione che (forse) ancora ci credeva: ebbene, l’ottimismo di quei pochi rimasti, oggi ha ricevuto l’ennesimo sganassone (in)aspettato.

Terribile, sì, definitivo, no: di certo ‘però a pensar male si fa peccato, ma a volte ci si prende’ parafrasando una frase celebre, tanto quanto chi la pronunciava sovente, se è già agli atti che l’ex segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, poco dopo aver lasciato la guida del sindacato, viene chiamato dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni a far parte dell’Esecutivo con un ruolo importante come quello di Sottosegretario alla presidenza del Consiglio per il Sud.

E’ stato nominato come ‘indipendente’ ed ha già giurato al Quirinale:

“Il mio impegno sarà massimo per contribuire al rafforzamento dei processi di crescita, sviluppo, coesione e occupazione nel Mezzogiorno”, ha assicurato indicando tra gli obiettivi di “colmare i divari storici e valorizzare le opportunità disponibili, a partire dalle risorse del Pnrr, dagli Accordi di Coesione sottoscritti con tutte le regioni meridionali e dall’attuazione della Zes Unica”.

Come si sta dalla parte dei sindacati?

Da una parte la Cgil che con la Uil sembravano quasi essere una cosa sola nelle battaglie sindacali, al contrario della stessa Cisl che ha sempre voluto ‘distaccarsi’ dalle altre due confederazioni su grandi temi come quello, per esempio del salario minimo; o ancora, come quello sull’articolo 46 per la partecipazione dei lavoratori agli utili d’impresa, fortemente voluto dalla Cisl con una raccolta firme che ha portato sia Camera che Senato a farlo diventare Legge, seppur con diversi rimaneggiamenti.

Quello che è da sottolineare è che, da sempre, sin dall’inizio della storia repubblicana del nostro Paese, i sindacalisti più importanti sono stati protagonisti della vita politica italiana a partire da Giuseppe Di Vittorio, segretario generale della Cgil ed ex bracciante agricolo, e Achille Grandi della Cisl e cofondatore delle Acli, protagonisti dell’Assemblea Costituente. Poi, come si vede, dal grafico, tra gli altri: Lama, Trentin, Marini e D’Antoni con le ultime due segretarie generali, rispettivamente di Cgil e Cisl, Camusso e Furlan elette con il Pd, con la Furlan poi passata a Italia Viva.

Non credo che lo stesso Landini, attuale segretario generale della Cgil, disdegnerà un prossimo futuro in politica con un partito dei lavoratori come auspicato oggi sulle pagine del Fatto Quotidiano a firma di Montanari e Pallante, ma nel frattempo l’ex segretario generale della Cisl ha bruciato sul tempo tutti, entrando direttamente nella squadra di governo.

In un’epoca in cui la sfiducia verso i corpi intermedi è alta, il rischio è che i sindacati perdano il loro ruolo originario di voce degli iscritti per trasformarsi in protagonisti della politica.
Il sindacato deve restare autonomo. Non apolitico, ma libero da logiche di partito.

Solo così potrà tornare ad essere una forza credibile, capace di parlare a tutti i lavoratori, al di là delle ideologie.

📋 Ex sindacalisti eletti alla Camera dei Deputati (in ordine cronologico)

NomeSindacatoRuolo SindacaleAnno di ingressoForza Politica
Giuseppe Di VittorioCGILSegretario Generale1946 (Costituente)PCI
Achille GrandiACLI / CISLCofondatore ACLI / Sindacalista1946 (Costituente)DC
Bruno TrentinCGILSegretario Generale1962PCI, poi PDS
Luciano LamaCGILSegretario Generale1987PCI
Ottaviano Del TurcoCGILSegretario Aggiunto1987PSI → PD
Antonio PizzinatoCGILSegretario Generale1992PDS
Franco MariniCISLSegretario Generale1992DC → PPI → Margherita → PD
Giorgio BenvenutoUILSegretario Generale1993PSI → PDS
Sergio D’AntoniCISLSegretario Generale2001Margherita → PD
Cesare DamianoCGILFIOM, dirigente confederale2001DS → PD
Titti Di SalvoCGILDirigente nazionale2006DS → SEL → PD
Paolo NerozziCGILSegretario Regionale2006DS
Savino PezzottaCISLSegretario Generale2008UDC
Pier Paolo BarettaFIM-CISLSegretario Nazionale2008PD
Guglielmo EpifaniCGILSegretario Generale2013PD → Art.1
Valeria FedeliCGILSegretaria Scuola2013PD
Marco MiccoliCGIL RomaDirigente locale2013PD
Renata PolveriniUGLSegretaria Generale2013FI
Susanna CamussoCGILSegretaria Generale2022PD
Annamaria FurlanCISLSegretaria Generale2022PD → Italia Viva

La generazione perduta e quella che arriverà dopo

Sulla realtà del nostro Paese continuiamo a sentirne tante: il Paese delle corporazioni, delle lobby, dei gruppi economici e finanziari, politici e sindacali.

Ciò che mi colpisce maggiormente del nostro Paese è come si sia persa una generazione, quella dei nati tra la fine degli anni ’70 per intenderci fino ad arrivare a quelli che sono nati a metà degli anni ’80.

In molti la chiamano ormai “La generazione perduta” e, tempo fa, anche lo stesso Mario Monti, allora Presidente del Consiglio, rivolse a questa categoria un gelido e alquanto scioccante: “Quelli li abbiamo ormai perduti, rivolgiamoci ai giovani”.

In realtà ciò che pare diventare ancor più paradossale è il fatto che in realtà le generazioni più giovani di quella ormai “perduta”, si trovino  comunque in situazioni ancor peggiori dei loro colleghi di poco più grandi.

Infatti, questi giovani, in Italia, troveranno alla fine del loro percorso di studi, un lavoro degno di questo nome?

E per degno di questo nome, si intende: retribuito in maniera congrua e con le dovute coperture sanitarie e contributive. Lo troveranno secondo voi?

Perché se la “generazione perduta” un lavoro stabile ce l’ha e, seppure, spesso non in linea con il percorso di studi effettuato, può vantare, a differenza dei giovani che si vogliano affacciare oggi nel mondo del lavoro, dei seguenti benefits: contributi previdenziali, copertura sanitaria, pagamento di ferie e quant’altro. E gli altri, li avranno mai?

Anche perché rischieremmo di trovarci davvero con una spaccatura significativa non solo con coloro i quali hanno perso il lavoro e non riescono a trovare un’altra occupazione, ma anche con chi, seppur lavorando, si troverà in condizioni diametralmente opposte dalle altre.

In tutto ciò chi ha un lavoro se lo tiene stretto e chi esce dal mondo del lavoro fatica maledettamente a trovarne un altro.

O cominceremo a pensare davvero e in maniera concreta a questa situazione con politiche di medio e lungo termine, oppure le soluzioni “tampone” finalizzate solo a tappare le falle del sistema attuale non potranno essere più sufficienti.

twitter@normandilieto