Adele, nel Regno Unito é nata una vera stella

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Londra

La morte di Amy Winehouse ha lasciato in tutto il Regno Unito, sconforto e tanta tristezza per la prematura scomparsa della cantante ventisettenne.

Il suo album postumo è tra i primi posti della classifica inglese e solo nella prima settimana di uscita ha venduto quasi 200mila copie.

Lioness: Hidden Treasures è l’ultimo saluto che Amy ha voluto fare al suo pubblico che tanto l’ha amata, accettandone anche gli eccessi e, soprattutto, le debolezze di un’artista vulnerabile e molto fragile.

Ora un’altra cantante prodigio è entrata nel cuore degli inglesi e non solo: Adele, che a solo 21 anni sembra voler bruciare tutte le tappe.
Il suo Album di esordio “19” è stato un successo, seguito a ruota da “21” entrambi gli Album hanno decretato lo strepitoso successo sia di critica che in termini di vendite, per questa ragazza che ha iniziato la sua carriera a 13 anni frequentando il Brit School di Croydon e diplomandosi nel 2006 insieme ad un’altra futura stella della musica made in UK: Jessie J.

Adele, così come lo era Amy Winehouse, rappresenta una delle migliori interpreti del cosiddetto “soul bianco” e le sue esibizioni live mettono i brividi.

Come ai British mtv awards dove, per chi ha avuto la fortuna di assistere dal vivo alla sua straordinaria performance del celeberrimo motivo: “Someone like you” ha incantato, emozionato non solo il pubblico ma anche la stessa cantante che, alla fine della sua esibizione, si è commossa.

I suoi lavori e i testi delle sue canzoni sono autobiografiche e sono state ispirate da una delusione sentimentale causata dal suo ex ragazzo che l’aveva lasciata in malo modo quando l’artista londinese non riusciva a scrivere per la scarsa vena creativa che stava vivendo e così, oltre il danno la beffa verrebbe da dire, il “grand’uomo” ha deciso di intentarle causa per ottenere i diritti d’autore, dato che molti testi delle sue canzoni, tra cui proprio la hit: “Someone like you”, si ispirano inevitabilmente al “furbetto” del quartierino che in ogni angolo del Pianeta è sempre in agguato e pronto a passare all’incasso.

È proprio vero che la cara Adele, sia destinata a ricordarsi per sempre e suo malgrado dell’amato ex fidanzato e, se dovesse incorrere in spiacevoli sviluppi legali, rischiare davvero di non poterlo dimenticare mai più.

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Quel solco tra due generazioni così diverse

 

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Se è vero che oggi vale il motto: “Largo ai giovani” e, che, allo stesso tempo, la generazione che ci ha preceduto essenzialmente la si vuole pensionare intorno ai 70 anni o poco più, qualcosa ci pare che non torni, dato l’oggettiva e difficile convivenza fra le nuove leve e quelli della cosiddetta vecchia guardia.
Ma in realtà, il nostro punto di vista è completamente opposto, facendo magari l’Avvocato del Diavolo, in questa querelle che sta diventando oltre che banale francamente improduttiva, con Presidente del Consiglio e Ministri vari che devono bacchettare i giovani sostituendosi forse alla cronica mancanza da parte di chi dovebbe farlo, ovvero i genitori?
Tutto è dovuto, mio figlio è il più bravo e il più bello, intelligente sopra la media e prossimo Premio Nobel.
Questa mancanza pedagogica ha creato “mostri” e vuoti difficili da colmare e quindi, prima domanda: davvero i giovani sono migliori della generazione che li ha preceduti?
Forse è vero che i “diversamente giovani” ( chiamiamoli anche così dai ), hanno incontrato davanti a sé indubbie opportunità, professionali, di successo maggiori delle nostre ( anche qui, quale sarebbe l’unità di misura ottimale per rendere vera questa affermazione ? ), ma questo non vuol dire che poi, oltre che fortunati, non siano stati bravi nel cogliere le occasioni che hanno avuto.
Lo diciamo con la ferma convinzione che, troppo spesso, si butta via con troppa superficialità, le storie umane e professionali di chi ancora sul campo può dire la sua, contrariamente a quanto avviene oggi, dove tutto ciò che non è giovane è out e quasi ci si vergogni a confrontarsi e a misurarsi con chi ci ha preceduto nella vita di tutti i giorni come nella professione.
Crediamo ci sia ancora bisogno della giusta sinergia tra chi è giovane e chi non lo è più, per insegnare alle nuove leve, ciò che ha sempre fatto: sfornando idee, entusiasmo o capacità professionali ancora uniche nel suo settore e, che potrebbero bagnare il naso, e di molto, a diversi giovani.
Non comprendiamo questa miopia generazionale di parlare un linguaggio monotematico solo con coetanei o affini, escludendo a priori chi, ancora oggi, può insegnarci moltissimo.
Forse, un bagno di umiltà non farebbe male a nessuno, o no?

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