Pesare le parole

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Non mi piace il clima che stiamo vivendo da troppo tempo in Italia.

La gente è arrabbiata, ci sono troppi invisibili che non riescono a farsi vedere, a far sentire le proprie ragioni, le proprie richieste ad una classe politica che, spesso, è stata assente e non ha saputo o, peggio, voluto, rispondere alle richieste dei suoi cittadini.

Il gesto di quell’uomo che davanti a Palazzo Chigi ferisce due carabinieri nella giornata di domenica 28 aprile sarà ricordata per tanti aspetti.

Ma anche la disperazione non può mai essere giustificata quando si utilizza la violenza o, peggio, si colpiscono altri uomini a colpi di pistola.

Qui i tuoi motivi non mi interessano più, nel momento in cui hai deliberatamente deciso di passare alla violenza.

Con questo però non cambio il mio parere su questa indegna classe politica che, da troppo tempo, è sorda ed impermeabile a ciò che accade nel nostro Paese e nelle case di troppi italiani in difficoltà.

E quando i cittadini non hanno più fiducia nella politica e nei loro storici rappresentanti, significa che non si è lavorato bene. Per niente.

Sono colpevoli e di molto, di una situazione con cui convivono facendo finta di niente da troppi anni.

Non credo basti un Governo di larghe intese per far ripartire e rinascere l’Italia.

Occorre da ognuno di noi, una spinta propulsiva per cambiare le cose, attraverso proposte concrete, voglia di mettersi in gioco e migliorare le cose in maniera concreta, cambiando anche una mentalità che spesso, troppo spesso, sa di provinciale.

E poi quando si parlerà di merito e competenza in questo Paese, in ogni settore anche quello considerato più banale?

Bisogna sempre conoscere qualcuno?

Non voglio essere disfattista e sono stufo che all’estero siamo sempre più un misto tra barzelletta e fenomeno da baraccone e, come Gaber cantava:“Ma forse noi italiani per gli altri siam solo spaghetti e mandolini…Allora qui mi incazzo son fiero e me ne vanto, gli sbatto sulla faccia cos’è il Rinascimento!, Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono!”

Finirà a 95 anni. E dall’estero i commenti si sprecano.

D’accordo lo sappiamo, con il secondo mandato di Giorgio Napolitano, la politica italiana ha dato ancora una volta il meglio di sé.
Ma dato che, scrivo sempre male di questi politici, da quando ancora il V day non lo avevano ancora concepito ( e ho detto tutto ) vediamo se siamo solo noi degli inguaribili rompiscatole e pessimisti cronici o se, anche all’estero, si turano il naso davanti a questa novità sul Colle per altri 7 anni. Novità, non per quanto riguarda la scelta di Napolitano, ma perché per la prima volta nella storia della Repubblica, il Presidente è stato rieletto dal Parlamento dopo aver trascorso già 7 anni al Quirinale.
Ma quando venne scritta la Costituzione, forse la scelta del Settennato, presupponeva che potessero bastare quelli al Presidente della Repubblica?
Con la speranza, che di grazia, si potesse riuscire poi a trovarne un altro che rappresentasse l’Unità nazionale. Evidentemente non in Italia e con questa classe politica.

Secondo il Financial Times la sua rielezione è: “sintomo della grave condizione in cui versano i partiti italiani”.

Su El Paìs la sua rielezione: “denuncia il fallimento della classe politica italiana”.

Secondo Die Tageszeitung la conferma al Quirinale di Giorgio Napolitano: “E’ una Waterloo per il PD”.

Potremmo continuare, ma questo dimostra come anche all’estero ormai da tempo i riflettori puntati sulla nostra politica interna sono sempre accesi e motivi per dare spettacolo ne forniamo continuamente.
Purtroppo.