Una schizofrenia globalizzata

In questi tempi moderni è facile improvvisarsi tuttologi, disquisendo su tutto: dall’elezione di Trump, al Terrorismo, dai migranti alle politiche fiscali che andrebbero intraprese per il proprio Paese di cui siamo cittadini, ma anche degli altri, perché no?

Un tanto al chilo verrebbe da pensare.

Partiamo da chi accusa i giornalisti e sono tantissimi: dall’uomo “normale” che vede complotti ovunque e li approfondisce con i propri collleghi preferibilmente davanti alle macchinette del caffè, fino ai Potenti della Terra come il neo eletto Presidente degli Stati Uniti d’America ( Trump ha intrapreso una cruda battaglia contro i giornalisti dipingendoli come i “più disonesti della Terra ), vedendoli come fabbricatori di notizie ad uso e consumo del proprio referente, sia esso editore, parte politica o grande gruppo economico e finanziario.

E’ vero altresì che esiste una crisi da parte del mondo del giornalismo: dalle notizie che non sono più quelle con la N maiuscola e, con il conseguente crollo della fiducia dei lettori nei confronti di chi per mestiere deve dare le notizie, verificarle e pubblicarle come tali.

Come afferma il Direttore di “Internazionale” Giovanni de Mauro: “I giornalisti dovrebbero uscire di più dalle redazioni, per ricominciare ad ascoltare e a raccontare il mondo che ci circonda”.

Sono d’accordo, ma siamo davvero sicuri che se ciò avvenisse ( non sono certo neppure del fatto che questo non avvenga più ) non ci sarebbe qualcuno che andrebbe ad affermare che la notizia che è stata pubblicata, nell’ordine:

  1. non ha fondamento;
  2. è una bufala, soprattutto perché va ad intaccare una parte presa in causa dalla notizia stessa e, a quel punto, a chi crederebbe l’opinione pubblica?

Al giornalista o al proprio Leader ( Guru ) di riferimento?

O a Facebook, o a siti dai  nomi improponibili che non passerebbero un elementare Fact Checking figuriamoci un più semplice ed efficace Alcool test per verificare più che altro la sobrietà di chi pubblica certe notizie.

In una società costellata di fan(atismi) credo che i giornalisti perderebbero comunque anche di fronte alle realtà più inconfutabili.

Mi piacerebbe essere smentito dai fatti.

 

 

 

 

 

L’eccesso di delega è lettera morta.

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Si fa un gran parlare della Brexit in Gran Bretagna. Si fa un gran parlare di Trump e della sua vittoria, a detta di molti, inaspettata.
Si fa un gran parlare del referendum costituzionale del 4 dicembre qui da noi in Italia, che dovrebbe essere un Renzi si’, Renzi no. Non mi piace parlare di “massimi sistemi”, quello lo lasciamo fare all’accademico che, come mi diceva sempre il mio Professore all’Università, e’ talmente accademico che parla più con i libri che con le persone in carne ed ossa.
O ai cosiddetti “influencers” che, invece, parlano più con il loro computer che con le persone normali.
O, ancora, ci sono infine, le cosiddette “èlite”: quelle che parlano solo a loro stesse e, talvolta, ai loro simili: di casta, solitamente, e figuriamoci se hanno voglia di parlare e discutere con le persone normali.
Oggi anche il giornalista diventa vittima di questo cortocircuito: intervista l’accademico, l’influencer e quello dell’élite, lasciando come semplice “rumore di fondo” alle sue inchieste proprio le persone normali, il vero termometro della società attuale.
Per questo l’approccio dovrebbe essere rivoluzionato, sono proprio le persone comuni che hanno il polso di come vadano realmente le cose: facendo  la coda alle Poste,  vedendo  cartelle esattoriali impazzite, non trovando un lavoro decente per i loro figli, dopo che per anni gli hanno pagato gli studi.
E poi,  pagare  le tasse con regolarità e vedere che la sanità pubblica pare sempre più privata e le attese In un pronto soccorso sono sempre più lunghe.
Di certo, i cittadini americani dell’Ohio piuttosto che del Wisconsin, le cosiddette persone normali avrebbero potuto far comprendere a tutti come Trump si avviava agevolmente verso la vittoria.
Credete che nella città di Londra abbia vinto il sì, alla Brexit?
L’uscita dalla Brexit l’ha decisa la periferia.
I cittadini lontani dalle grandi città, dai grandi centro economici e finanziari che non hanno mai visto i grandi vantaggi di una Europa unita.
Che si sentivano ancora più poveri di prima, pur non essendo mai stati ricchi perché non si aspettavano, paradossalmente, di poter diventare ancora più poveri, dopo aver sognato un futuro diverso, più prospero.
È quanto non comprende la politica dei salotti, lontana dalle persone e dalla quotidianità, che crede di trovare soluzioni, distante anni luce dalle vite di ognuno di noi e dalle difficoltà quotidiane che si affrontano.
E in Italia, invece?
C’è un reale rischio di delega, da parte nostra, per poi accorgersi di ricevere nulla con tutte le nostre raccomandazioni che rimangono spesso lettera morta.
Cosi’ un referendum costituzionale mi pare limitativo rappresentarlo come un indice di gradimento su Renzi.
Così come registro una reale difficoltà su che cosa si intenda per riforma costituzionale e della stessa proposta che è stata formulata. Si conosce poco l’argomento.
Quelli che chiedono un Si’, lo fanno per dire che tutto cambierà per il meglio.
Quelli che dicono No, lo fanno per dire che tutto sarà peggiore.
E nessuno che entri nel merito della questione, delle questioni.
Tu cosa voti, spesso mi sento dire.
Ed io, rispondo più o meno così: “Leggi e studia, approfondisci il tutto e fatti una tua idea. Sei Renziano  e lui ti chiede di votare Sì? Non fa nulla e decidi comunque con la tua testa, che sia un Si’ o un  No. Altrimenti poi non lamentarti, se le cose le subisci e non ti piacciono così come vanno.”
Chissà gli accademici, le élite e gli influencers che previsioni hanno in mente per il referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre.
Voi non ascoltateli, dopo esservi fatti una vostra opinione, parlatene con amici e con NOI persone normali e sono sicuro che capirete da lì chi vincerà davvero.