Tradire è un pò morire? ( chissà se vale ancora …)

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Dato che ormai, a livello di coppia, tendiamo a non stupirci più di nulla, un film: “Last Night” ci ha fatto riflettere un po’ sulla questione.

In una New York che si intravede appena va in scena un doppio tradimento: ma chi ha più colpe ? Sembrano proprio due modi differenti di intendere l’attrazione per l’altro sesso: da parte di lei, più emotivo, sentimentale, coinvolgente e senza sesso. Lui, più risoluto, finisce a letto con l’altra per poi pentirsene amaramente.

Last night è questo.

Film del 2010 con Keira Knightley ed Eva Mendes nei rispettivi ruoli femminili di moglie ed amante, così differenti e speculari tra loro.

La Knightley è una giornalista free lance, sempre in attesa di iniziare il suo romanzo, suo marito lavora in una società dove da poco tempo gli viene affiancata una collega a dir poco affascinante, Eva Mendes appunto, tentatrice come il nome che giustamente porta.

Scenata di gelosia d’obbligo quando la legittima consorte di lui conosce ad un party organizzato dalla Compagnia dove lavora il marito, la Mendes, che a sua volta non si trattiene, nonostante la presenza della Knightley, di ammiccare continuamente nei confronti del collega sposato e regolarmente accompagnato.

E qui, una volta rientrati nell’appartamento extralusso della Grande Mela, cominciano le domande della moglie al marito: “Perché non mi hai mai detto che la tua collega era così bella?” e ancora: “Domani alla riunione di lavoro fuori città ci sarà anche lei?”.

Lui è colpevole anche da innocente, come un evasore fiscale che non denuncia i propri redditi, il marito pur non avendo fatto ( ancora ) nulla con la collega, è comunque colpevole agli occhi della moglie di averle nascosto i reali connotati ( e che connotati ) della nuova collega.

Ma il giorno successivo il colpo di scena, lui parte per il viaggio di lavoro dopo aver trascorso la notte a giurare e spergiurare che nulla fosse mai successo con la collega sexy: la moglie incontra l’ex fidanzato di Parigi, a New York per lavoro, di cui lei è innamorata e della cui esistenza il marito non ha mai saputo nulla.

E’ da qui che inizia il “concorso di colpa”.

La moglie insegue e si fa inseguire dal suo innamorato di un tempo che la invita a cena, la corteggia e la seduce.

“Quante volte avrei voluto scriverti, quante volte mi chiedevo che cosa stessi facendo, che cosa pensavi, che cosa avresti detto”, confida una Knightley innamorata all’amante fantasma improvvisamente ricomparso dal versante transalpino.

Nel frattempo il maritino di lei va a letto con la Mendes ( e come biasimarlo, dopo il “mobbing” costante fatto da lei nei confronti di lui ), la mattina successiva, si sveglia e se ne torna direttamente a casa, con il senso di colpa che lo uccide e avendo già dimenticato l’avventura di una notte.

La moglie invece, la stessa notte non va a letto con l’ex fidanzato parigino, rimane fedele al marito, ma non per questo meno colpevole care lettrici e cari lettori, a nostro modo di vedere.

“Perché non ha funzionato tra noi?” chiede il parigino alla moglie un po’ confusa e lei, disarmante: “Tempismo”.

Insomma lo rimanda in Francia, con il cuore spezzato e con l’idea di amarlo alla follia, aspettando che torni il marito come se niente fosse.

Il marito torna sentendosi un verme, ma in realtà anche la moglie non è proprio una “santa”, nonostante tutto.

Chi è senza peccato scagli la prima pietra ( già mi sembra di vedere qualcuno armato fino ai denti…)

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Quel solco tra due generazioni così diverse

 

Marwa Morgan’s Picture from Flickr.com

Se è vero che oggi vale il motto: “Largo ai giovani” e, che, allo stesso tempo, la generazione che ci ha preceduto essenzialmente la si vuole pensionare intorno ai 70 anni o poco più, qualcosa ci pare che non torni, dato l’oggettiva e difficile convivenza fra le nuove leve e quelli della cosiddetta vecchia guardia.
Ma in realtà, il nostro punto di vista è completamente opposto, facendo magari l’Avvocato del Diavolo, in questa querelle che sta diventando oltre che banale francamente improduttiva, con Presidente del Consiglio e Ministri vari che devono bacchettare i giovani sostituendosi forse alla cronica mancanza da parte di chi dovebbe farlo, ovvero i genitori?
Tutto è dovuto, mio figlio è il più bravo e il più bello, intelligente sopra la media e prossimo Premio Nobel.
Questa mancanza pedagogica ha creato “mostri” e vuoti difficili da colmare e quindi, prima domanda: davvero i giovani sono migliori della generazione che li ha preceduti?
Forse è vero che i “diversamente giovani” ( chiamiamoli anche così dai ), hanno incontrato davanti a sé indubbie opportunità, professionali, di successo maggiori delle nostre ( anche qui, quale sarebbe l’unità di misura ottimale per rendere vera questa affermazione ? ), ma questo non vuol dire che poi, oltre che fortunati, non siano stati bravi nel cogliere le occasioni che hanno avuto.
Lo diciamo con la ferma convinzione che, troppo spesso, si butta via con troppa superficialità, le storie umane e professionali di chi ancora sul campo può dire la sua, contrariamente a quanto avviene oggi, dove tutto ciò che non è giovane è out e quasi ci si vergogni a confrontarsi e a misurarsi con chi ci ha preceduto nella vita di tutti i giorni come nella professione.
Crediamo ci sia ancora bisogno della giusta sinergia tra chi è giovane e chi non lo è più, per insegnare alle nuove leve, ciò che ha sempre fatto: sfornando idee, entusiasmo o capacità professionali ancora uniche nel suo settore e, che potrebbero bagnare il naso, e di molto, a diversi giovani.
Non comprendiamo questa miopia generazionale di parlare un linguaggio monotematico solo con coetanei o affini, escludendo a priori chi, ancora oggi, può insegnarci moltissimo.
Forse, un bagno di umiltà non farebbe male a nessuno, o no?

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