In Italia basterebbe che si seguissero le ovvietà…

Ritorno a scrivere nella giornata in cui cade il Governo Letta.

Domani, il buon Enrico, salirà al Colle e darà le dimissioni invocate da Renzi e accettate dalla direzione del Partito Democratico.

Per fare un altro Governo a guida Renzi fino al 2018.

E tutti a parlarne, dicendo che le cose ( un’altra volta ) cambieranno.

Benedetta pazienza, ma perché bisogna dire sempre le cose ovvie?

Perché sono le più adatte, e perché, in Italia, seguendole, si farebbero grandi cose.

Da quanto si dice che basta nominati ? ( in Parlamento e alla guida del Governo, onde evitare questo, bisogna essere eletti dal voto popolare attraverso il responso delle urne )

DA TANTISSIMO TEMPO.

L’hanno fatto?

NO

Da quanto si mena il torrone per rifare la Legge elettorale?

DA TANTISSIMO TEMPO.

L’hanno fatta?

NO.

Da quanto si mena il torrone per la riduzione del numero parlamentari?

DA TANTISSIMO TEMPO.

L’hanno fatta?

NO.

E l’abolizione del Senato della Repubblica?

DA TANTISSIMO TEMPO.

L’hanno fatta?

NO.

E l’abolizione delle Province?

DA TANTISSIMO TEMPO.

L’hanno fatta?

NO.

La riduzione della loro indennità da parlamentari, da quanto se ne parla ?

DA TANTISSIMO TEMPO.

L’hanno fatta?

NO.

Sono tutte Ovvietà, talmente ovvie e scontate che se fossero state rese norme di Legge, oggi non ci sarebbe questa distanza tra cittadini italiani e la classe politica di questo Paese.

Lo so, è un’ovvietà anche questa.

Ma come detto, in Italia, seguendo semplicemente le ovvietà, si farebbero grandi cose.

Da Parigi parlo col mondo.

Non è come le barzellette c’è un italiano, un francese, un inglese, un tedesco e un belga.

Anche se in realtà il quadro iniziale che vado a dipingervi è proprio questo.

Scenario: Parigi.

Giorno 27 Novembre, dove in Italia si fa un gran baccano per la decadenza di un Senatore mentre qui si parla di lavoro, di vita, di famiglia ( per chi ce l’ha )  e di donne ( per chi non si rassegna al matrimonio ).

Il parigino, pensa al Natale, ai regali, alla crisi economica che morde, al Psg che é fortissimo con Ibra e al fatto che, per fortuna loro, si sentono sempre un po’ più “grandeur” di altri.

Il belga decanta le sue birre, le migliori del mondo per lui, ed è orgogliosamente fiero del fatto che parla, come la maggior parte dei belgi, indifferentemente francese ed inglese, poi, rivolgendosi a me dice: “Sto studiando italiano, amo l’Italia”.

L’inglese si lamenta che la moglie ha già preparato la lista dei regali di Natale: il primo, costosissimo, per lei e gli altri, non meno costosi, per i bambini, gli stessi bambini che vanno accompagnati per la consueta recita di Natale.

Il tedesco afferma di amare il suo Paese, di vivere benissimo e di essere orgoglioso di essere tedesco. Ama la sua città, Norimberga e i suoi concittadini.

Ciò che ho notato in ognuno di loro è che per qualsiasi tema, la politica non rappresentava il problema, tante questioni senza mai “buttarla in politica”.

E io lontano dai clamori di questo 27 novembre, respiro aria pulita e, per curiosità, aprendo le ultime notizie proveniente dal mio Paese, penso: “Io fin quando sono a Parigi, mi godo l’atmosfera internazionale, delle beghe di cortile me ne infischio”.