L’arte di mollare ( il colpo )

Pochi hanno la forza, l’umiltà e l’intelligenza per mollare. E’ un’arte.

A Roma dicono: “Chi si astiene dalla lotta è un gran fijo de na m…” detto romanesco che rimanda ad un vecchio film con protagonista Alberto Sordi.

Quando si tratta di un partner professionale così come di una storia sentimentale, bisogna prendere coscienza che quel rapporto non ha più niente da offrirti. Anzi, spesso, ha solo da prendere ed arraffare, come un vecchio predone.

E così mollare ( il colpo ) si rivela lungimirante.

Aver investito tempo e denaro in progetti che, man mano che il tempo passava, si capiva sempre più come fossero condannati al fallimento.

Bisogna sapere quando è giunto il tempo di tirarsi indietro. Ammettendo anche di essersi lanciati in una scommessa sbagliata.

Se non tutti hanno questa capacità di comprendere quando tirarsi indietro, i costi, per loro, possono essere enormi.

Non tutti riescono a definire una soglia, un confine oltre il quale non si vuole andare.

Una valutazione rischi / opportunità, dove il rischio sia davvero in equilibrio con le opportunità che potrebbero aprirsi.

Nell’analisi dei rapporti, siano essi professionali o personali, nei corsi di Economia dell’Università abbiamo studiato anche, l’ “illusione dei costi sommersi”.

Ma di che cosa si tratta?

E’ l’incapacità di comprendere quando tirarsi indietro.

A molte persone inoltre, risulta più facile vedere quando altri stanno annegando nelle proprie illusioni, ma gli  risulta molto complicato ammettere a loro stessi e agli altri, il fallimento. Il naufragio di un sogno.

Cosa sono i costi sommersi?

Rappresentano il tempo che hai investito in rapporti professionali e personali, i cui risultati non ritieni soddisfacenti e, a quel punto, non ti importa quanto tempo hai investito, ma semplicemente, che non vuoi più perdere tempo in una illusione dai costi sommersi.

Investire energie, tempo e denaro in qualcosa per poi ritrovarsi con niente in mano, può portare le persone a continuare lo stesso cammino per il rifiuto inconscio delle persone di accettare le perdite. E le sconfitte.

In un problema di prospettiva drammatico.

Tanti si attaccano e si aggrappano con tutte le forze e in maniera disperata in ciò su cui hanno deliberatamente scelto e su cui hanno investito tantissimo, continuando così ormai imperterriti e senza avere la forza e il coraggio di mettere la parola fine a quest’avventura ormai esaurita.

Afferma la psicologa statunitense, H. G. Halvorson: “Investire tanto solo per ritrovarsi con niente in mano è semplicemente troppo orribile perché molti di noi possano accettarlo: è un problema di prospettiva.

Ci preoccupiamo decisamente troppo di quello che perderemo se cambiamo direzione invece di concentrarci sui costi derivati dal non cambiare: altro tempo buttato via, altro impegno sprecato, altra infelicità e altre occasioni perse.”

Come nel tormentone pubblicitario, che dire: “Meglio cambiare no?”

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