L’indifferenza complice

Sappiamo bene che sono tempi difficili: frenetici, pieni di notizie spesso tragiche e che, purtroppo, si susseguono quasi a ritmo incessante, ma due episodi mi hanno colpito particolarmente nella loro triste e comune dinamica.

Non parlo di tutti gli attentati terroristici che in questi ultimi tempi hanno insanguinato Parigi, Bruxelles, Istanbul, Dacca oppure Nizza con la sua strage di vittime innocenti tra cui tantissimi, troppi bambini perché davvero come tutti, ho il cuore straziato e ho sentito tante di quelle castronerie su soluzioni che in tanti, autoproclamandosi come nuovi condottieri 2.0, avrebbero in mente per risolvere una volta per tutte la piaga del terrorismo.

Nel 2001 si chiamava Al Qaeda, con Osama Bin Laden, poi il Mullah Omar, poi Gheddafi e poi oggi l’IS, cambia il nome ma la matrice rimane sempre quella del terrorismo.

Gli stessi che dopo l’11 settembre prospettavano soluzioni drastiche, le stesse che (ri)propongono 15 anni dopo, segnalo con umiltà e per dovere di cronaca, che il terrorismo non è stato ancora debellato. E voi ancora a (ri)affermare le stesse banalità che in modalità copia ed incolla proponevate gia quindici anni fa? Cialtroni, ecco cosa siete.

In realtà riporterei per un attimo, il tempo di questo post, l’attenzione all’interno dei nostri confini nazionali.

Primo episodio:

L’ennesimo femminicidio, questa volta a Roma e a fine maggio in una strada periferica dove l’ex fidanzato Vincenzo dopo una lite, uccide Sara e non vi voglio ricordare in che maniera bestiale lo abbia fatto.

Le auto passano, vedono la scena e nessuna di queste si ferma a prestare soccorso o, almeno,  a chiamare le forze dell’ordine per denunciare ciò che stava succedendo dinanzi ai loro occhi.

INDIFFERENZA.

Secondo episodio:

Fuori da una discoteca di San Teodoro in Sardegna, un ragazzo disabile viene picchiato da una sottospecie di essere umano giusto per il gusto di farlo, nell’indifferenza generale. Solo una ragazza tenta di dire, basta.

Gli altri guardano in silenzio, indifferenti, complici e passivi.

Solo quello che adesso dovremmo ringraziare perché ha filmato la scena pare abbia compiuto un gesto utile a smascherare il vile aggressore.

In realtà, invece di filmare ha compiuto il vorrei ma non posso. Ma tanto poi lo posto.

Non so davvero come considerare questa cieca indifferenza che fa andare avanti le nostre esistenze, fregandosene del prossimo e con il principio sempre valido: “Niente ho visto, niente so”.

Queste persone silenti, indifferenti sono state complici in parte di un assassinio e di una vile aggressione, non saranno mai condannati da un tribunale come è giusto che sia, ma una condanna morale ed etica sul principio che occorra urlare davanti a soprusi, barbarie e non rimanere in silenzio ed indifferenti bisogna riaffermarlo perché altrimenti la nostra società ha perso ogni speranza.

 

 

 

Ragionando liberamente

Ci sono cose molto belle quando alla fine non sei redattore fisso di un giornale, e quindi devi scrivere un pezzo che ti viene chiesto di fare dal caporedattore, dal vicedirettore o dal direttore in persona.

Sono stato a mia volta direttore responsabile di un giornale on line locale trovandomi anche dall’altra parte della “Barricata” suggerendo un argomento da approfondire.

Ora che sono in una sorta di “sabbatico” posso liberamente scrivere di ciò che mi passa per la testa.

Impegni professionali diversi, a volte stimolanti, a volte che sembrano recitare il ruolo di “carta assorbente” che non ti permette di fare altro che l’attività che stai seguendo, mi consentono di dare una frequenza al mio blog da “sleepers”.

Anche questa è libertà, scrivere quando si mettono insieme tante situazioni che ti colpiscono, che cerchi di approfondire e di comprendere.

Il tema delle “unioni civili” per esempio.

Ora, non credo sia importante in questo post sapere come la penso ( anche se potrei smentirmi alla fine di questo pezzo ).

Come sempre, sul tema, mi è sembrato di partecipare ad una disputa tra opposte fazioni.

Due tifoserie contrapposte, l’una che ama una cosa odiando giocoforza l’altra.

E nessuno che sappia, se non in pochissimi, di che cosa si tratta quando si parla di unioni civili.

La differenza tra un tema ed un altro.

Da una parte: “La famiglia è una, un papà e una mamma” e dall’altra: “Svegliatevi!”.

Io come sempre, non ho compreso di entrambi, quali siano le ragioni dei loro si  e le ragioni dei loro no.

Credo che la tv e il giornalismo dovrebbero aiutarci dandoci una lettura il più possibile oggettiva e distaccata, senza invitare i politici che si parlano addosso e che non fanno capire nulla ai telespettatori che magari utilizzano ancora la Tv come mezzo divulgativo da cui comprendere ed imparare.

Che cos’è questa Legge?

Chi ce l’ha in Europa e nel mondo?

Si possono sposare gli omosessuali e possono adottare i figli?

Se sì, dove?

E perché da noi ( ancora )no?

Perché si in altri Paesi d’Europa e da quanto tempo?

Invece qui siamo ancora, come sempre, divisi in fazioni contrapposte senza che in molti abbiano ben capito di che cosa si tratti quando si discute di unioni civili, mi piacerebbe che un servizio pubblico lo spiegasse in maniera chiara e trasparente a tutti affinché ognuno si faccia un’idea propria e non precostituita e piena di pregiudizi.

Poi, se gli omosessuali sono anche loro cittadini di questo Paese che devono pagare le tasse, seguire le leggi dello Stato, dobbiamo pensare anche al fatto che possano avere anche loro dei diritti, o no?

Se la risposta è no, andrebbe motivata in maniera circostanziata.

Se la risposta è si, pure.

Vorrei che tutti si potessero fare un’idea ottenendo risposte sia dai favorevoli che da quelli contrari alle unioni civili.

E poi, di testa propria, farsi finalmente un’idea vera e non una semplice ideologia.