Il Califfo. Salernitano di origine, romano di adozione, interista per passione.

califfo

Franco Califano ci ha lasciato raccontandoci come sia difficile per un artista poter rimanere durante la propria vita sempre fedeli a se stessi.

E, per farlo, la strada è una sola: sacrificio, sofferenza e tanta solitudine.

Nonostante i tanti flirt, Franco Califano in una delle ultime interviste raccontava proprio di come non fosse affatto facile la vita dell’artista.

La luce dei riflettori, la notorietà e, tutto ad un tratto, anche per un artista come lui, l’oblio.

Fu Fiorello a far riscoprire il “CALIFFO” al pubblico, sempre più volubile nella scelta dei propri beniamini, con il rischio sempre dietro l’angolo di poter finire nel dimenticatoio in pochissimo tempo, con un pubblico che dopo averti osannato, decide di scordarsi di te.

Tante le canzoni indimenticabili.

Tra tutte, il testo di Minuetto, interpretata e resa famosa da Mia Martini.

Una sfida vinta dal Califfo, unico artista che era riuscito a differenza di molti che lo avevano proceduto a creare un testo indimenticabile.

Ciao Califfo e forza Inter!

Che dire ? Dura la vita in Italia, meglio le valigie

In molti su i vari social network si sono interrogati su come Italia sia un paese fermo, immobile, ingessato.

Cose di cui tanti parlano, con cognizione di causa.

Chi ha studiato e si è fatto il mazzo costretto a fare le valigie.

Non è una generazione perduta la nostra quella che va dai 25 ai 40 anni, è una generazione demolita dai dinosauri italici.

Troppo forti loro o troppo deboli le nuove generazioni?

Ricordo un vecchio insegnamento di un formatore che mi disse: “Ricordati: chi non lascia libero accesso alle informazioni, preferisce mantenerti nell’ignoranza, questo gli permette di avere il controllo su di te”.

Hanno cercato di mantenerci nell’ignoranza, ma quando abbiamo alzato la testa, insieme, ci hanno nuovamente schiacciati.

A questo proposito, amo la scena di questo film che in molti hanno riproposto su twitter in questi giorni, in assoluto uno dei miei preferiti: “La meglio gioventù” di Marco Tullio Giordana, una fotografia spietata, ma dannatamente vera, di questo amato Paese, chiamato Italia.