Istat comunica i dati su occupazione e disoccupazione in Italia

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I dati ( provvisori ) che l’Istat ha reso noti sugli occupati e i disoccupati nel nostro Paese rappresentano una fotografia abbastanza preoccupante dello stato di salute del nostro Paese quando parliamo di lavoro.

I dati come sempre parlano chiaro, anche se a mio avviso quando vengono comunicati questi dati, prima dall’Istat, per poi essere ripresi dai vari organi di informazione, si dimenticano di spiegare ( come ai tempi dello spread, quando neanche i parlamentari italiani intervistati da “Le iene” sapevano che cosa fosse ) le differenze sostanziali che esistono nei calcoli statistici per definire un soggetto facente parte della categoria degli occupati, dei disoccupati oppure degli inattivi.

Vediamo di seguito le definizioni per ogni termine tecnico:

-Forza lavoro: comprende le persone occupate e quelle disoccupate.

-Occupati: comprendono le persone di 15 anni di età e più che nella settimana di riferimento ( la settimana in cui viene effettuato il sondaggio dall’ISTAT per essere chiari ) :

  • hanno svolto almeno 1 ora di lavoro retribuito;
  • hanno svolto almeno 1 ora di lavoro non retribuito nella ditta di un familiare nella quale collaborano abitualmente;
  • sono assenti dal lavoro per malattia / ferie.

-Disoccupati: comprendono le persone non occupate tra i 15 e i 74 anni che:

  • hanno effettuato almeno un’azione attiva di ricerca di lavoro nelle quattro settimane che precedono la settimana di riferimento e sono disponibili a lavorare;
  • oppure, inizieranno un lavoro entro 3 mesi dalla settimana di riferimento e sarebbero disponibili a lavorare entro le due settimane successive.

-Inattivi: comprendono le persone che non fanno parte della forza lavoro.

Adesso avendo gli strumenti, anche i dati sulla disoccupazione nel nostro Paese potranno essere più chiari alla prossima lettura del Rapporto Istat ( il prossimo rapporto sarà diffuso il 31 agosto 2012 ).

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Barack Obama verso la riconferma

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Se si pensa che solo 4 anni fa la vittoria di Barack Obama e tutta la sua lunga marcia verso le elezioni erano state piene di pathos, oggi vedere queste elezioni così anemiche ci fa pensare che sia passato quasi un secolo.

I grandi toni trionfalistici che avevano accompagnato la sua elezione ( io tra gli altri avevo scritto pezzi al miele per l’elezione di Obama ) oggi sono andati via via scomparendo e anche uno sparring partner come il repubblicano Romney, può arrivare a preoccupare Obama.

Anche se il Presidente uscente alla fine quasi tutti i sondaggi dicono che ce la farà ad essere confermato alla Casa Bianca per altri 4 anni.

Quel che è certo è che quando parliamo di democrazia rappresentativa e la paragoniamo con quelle in giro per il mondo, solo i Paesi anglosassoni, con gli Usa in pole position e la Gran Bretagna a seguire, sono l’esempio migliore di che cosa voglia dire “ricambio” politico. Infatti, tutti i leader politici anglosassone hanno una naturale data di scadenza.

George W. Bush, dopo 2 mandati consecutivi presidenziali ( disastrosi ) è sparito, così fecero nel Regno Unito, prima la Tatcher e poi lo stesso Tony Blair, non proprio due Premier che la storia non ricordi.

Questa è democrazia, signori.

Il resto sono chiacchiere, di solito, da bar ( italiano ).

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