La generazione perfetta non è la nostra

Quando si afferma che, la generazione che ci ha preceduto ha avuto più opportunità di noi, non si sbaglia.

Non si sbaglia perché come diceva una mia collega giornalista, di ritorno da un viaggio comune a Roma per seguire le elezioni politiche del 2008: “Viviamo la piramide rovesciata”.

Ed io che inizialmente non capii, le chiesi di spiegarmi che cosa intendesse dire.

“Semplicemente, caro collega, che non avremo e non potremo mai avere le stesse opportunità di vita e professionali della generazione che ci ha preceduto. In passato, anche a bassa scolarità si potevano puntare mete ben superiori rispetto ad un titolo di studio che fosse pure una semplice licenza media inferiore. Oggi ti ritrovi con laurea, master ed esperienza all’estero e sei (quasi) a spasso. Ed eccoti dunque servita la piramide rovesciata”.

Ho letto con molta attenzione ciò che ha scritto Deaglio qualche giorno fa su: “La Stampa” definendo i settantenni di oggi “La generazione perfetta” quella generazione di ragazzi che, usciti testimoni dalla fine di una guerra devastante, hanno iniziato il loro lungo ed entusiasmante percorso di vita in un continuo e costante miglioramento.

Ma dagli anni Sessanta in poi, tutto sembrava possibile, raggiungibile e a portata di mano.

Certo in Italia, il familiarismo, la raccomandazione, il conoscere qualcuno, sono stati da sempre fenomeni insiti nella nostra cultura molto attenta a valutare chi si prendeva, spesso basandosi poco sul merito e più sulle rassicurazioni che un conoscente comune poteva darti in merito alla persona che stavi per assumere.

Ma nonostante una buona dose di “figli di, raccomandati, amanti, parenti, conoscenti e amici degli amici di qualche politico o politicante che dir si voglia, anche la persona meritevole aveva un suo spazio, perché c’era tanto spazio, c’era il boom economico”.

Oggi con la crisi, se qualcuno vi dice che in Italia vanno avanti (anche) i meritevoli, fategli pure una bella pernacchia.

Perché nonostante siano aumentate le possibilità, viceversa sono diminuiti i posti vacanti, perché già colmati da chi conosce qualcuno e, dato che lo spazio è molto poco, tu anche se meritevole non ci stai più dentro a quel recinto di persone che potranno entrare a far parte di quell’ambito lavorativo e, dunque, sei fuori. E ti vedi sorpassare da raccomandati, amanti, figli di, conoscenti di chicchesia e te li ritrovi “con il coltello tra i denti” perché sanno che se prima erano lì perché tanto c’era spazio per tutti, ora che non c’è più spazio per tutti, diventano più agguerriti, ma soprattutto più cattivi, e così volano i colpi proibiti, si gioca sporco.

E comunque, quelli bravi rimangono fuori. E se sono dentro, a qualche compromesso sono dovuti scendere.

Non credete a chi vi dice che i meritevoli vengono fuori: in Italia, di certo, no.

E ripeto, in Italia, no.

Non esiste nel nostro Paese una vera e propria cultura meritocratica, che è di fondo, una componente tipica delle culture anglosassoni, non certo di quelle del sud Europa.

In  passato, anche chi ce l’ha fatta, senza appoggi e solo con le proprie forze, faceva parte della generazione perfetta e in questi tempi moderni, non potrebbe rifare lo stesso percorso di un tempo. Sarebbe impossibile. Erano altri tempi.

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Una risposta a "La generazione perfetta non è la nostra"

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  1. La storia della piramide è proprio vera, …ma il brutto è che anche se si capovolgesse…sai che fine fa la piramide…

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