L’arte dell’umiltà.

Ciò che da molto tempo mi colpisce, della società di oggi è senz’ombra di dubbio, la mancanza di umiltà.

Oggi l’umiltà viene quasi presa da molti come una “non-dote” come l’essere magari etichettato come loser, sfigato, nerd, o peggio, fallito.

O ancora, troppo buono e magari anche un po’ fesso.

Credo che in pochi anni la società in cui viviamo sia incredibilmente cambiata.

Chi scrive è sempre stato una persona forte, che non teme i potenti e che ama stare dalla parte delle persone più deboli.

Non posso certo definirmi come nel pezzo: “Quelli che benpensano”, uno di quei tipi, “arrogante coi più deboli e zerbino coi potenti”.

No, questo no.

Non mi avrete mai.

Se questa società chiede di far “un sol boccone” di un’altra persona, prevaricando, insultando, diffamando l’altro, solo per il fine ultimo di avere la meglio su di lui, in uno scontro senza esclusione di colpi e come se fossimo nella “giungla” mi dispiace, ma avete sbagliato indirizzo.

Ma torniamo al concetto di umile, e a quel termine umiltà, e al  suo profondo senso “nobile” troppo spesso vittima di malintesi.

Che cosa dice il dizionario Treccani di questo termine?

Esattamente questo:

“Sentimento e conseguente comportamento improntato alla consapevolezza dei propri limiti e al distacco da ogni forma di orgoglio e sicurezza eccessivi di sé. Atteggiamento e contegno improntati a modestia e riservatezza: Ella si va, sentendosi laudare, Benignamente d’umiltà vestuta (Dante).”

Oggi, chiunque voglia anche solo dirigere uno scantinato per conto di una microscopica società nella sperduta provincia italiana, non farà mai utilizzo di tale requisito. L’umiltà non deve esistere nel vocabolario dell’arrivista, o di chi vuol fare una benché minima carriera.

E se oggi, non lo si fa per i lavori davvero umili, figuriamoci per coloro i quali ambiscono a guidare società, imprese, Governi di un Paese.

Eppure io sono un fan sfegatato dell’umiltà.

E sapete perché?

Adoro chi si distacca dalla sicurezza eccessiva di sé.

Quelli che hanno la verità in tasca, i vincenti, quelli che hanno una ricetta per qualunque cosa della vita, sono i (falsi) vincenti di oggi.

Ma rimangono i veri perdenti dal mio punto di vista.

La vera forza consiste nel riconoscere i propri limiti e saper andarsene quando ci si sente “laudare, benignamente d’umiltà vestiti…”.

Credo che, semplicemente, cari amici umili e fan sfegatati dell’umiltà come il sottoscritto, che questi non siano tempi per noi ,e forse non lo saranno mai.

Ma anche questo non mi farà cambiare idea. E spero neppure  a voi.

twitter@normandilieto

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